Introduzione

Le finalità

La Rocca di Scandiano non è stata mai oggetto di uno studio sistematico e approfondito, soprattutto per quanto riguarda i lavori del secolo diciassettesimo, che portano alla realizzazione della grande ed incompiuta facciata sud caratterizzata dall'imponente torrione. Questa è l'unica parte parzialmente edificata di un grande ampliamento che avrebbe interessato non solo la rocca ma tutto il paese di Scandiano; un ambizioso progetto seicentesco di cui rimangono testimonianze in una serie di sei disegni, oggi conservati presso l'Archivio di Stato di Modena e la Biblioteca Ariostea di Ferrara. Nel momento in cui ha preso inizio la presente ricerca l'unica ipotesi sul progettista della "rocca nuova" è quella avanzata da Bruno Adorni, che parla dell'"austero neopurismo nel rifacimento del castello, forse attribuibile al Paciotto", [1] l'architetto al quale lo stesso studioso attribuisce il "corridore" del palazzo della Pilotta a Parma. [2] Incerta è anche la datazione dei progetti per la rocca, solo due dei quali sono pubblicati nello studio più rilevante realizzato sull'edificio, La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò Dell'Abate. [3]

Le ricerche di più parti raccolte in quel volume prendono in esame quasi esclusivamente il periodo che va dalla fondazione della rocca (circa 1262) al momento in cui il feudo estense di Scandiano viene tenuto dalla dinastia dei Boiardo (1423-1560). È Giulio Boiardo infatti che fa realizzare nella rocca le opere che renderanno famoso l'edificio nei secoli successivi: il Camerino ed il Paradiso, i due ambienti affrescati da Nicolò Dell'Abate. Molte ipotesi sono state avanzate su questi ambienti ora perduti, soprattutto sulla loro forma e localizzazione all'interno della rocca, ma fino ad oggi nessun documento ha condotto a risultati certi.
Per ciò che riguarda l'epoca successiva ai Boiardo, tutti gli studi relativi alla rocca, riportano solo pochi cenni, quasi sempre tratti dalla Storia di Scandiano di Giambatista Venturi, pubblicata nel 1822. Lo storico locale afferma che Giulio Thiene, che ebbe il feudo di Scandiano dal 1574 al 1619, abitò "al tempo di sua gioventù frequentemente nel paese, lo ampliò di fabbriche, l'ornò di pitture, fece notabili risarcimenti alla rocca con aggiungendovi la facciata verso il mezzodì e la torre annessa a ponente".[4] La notizia, che Venturi riprende parzialmente da un precedente manoscritto, quello scritto intorno al 1740 da Francesco Morsiani,[5] è tra i pochissimi accenni che si riferiscono ai lavori iniziati, e mai completati, nella parte sud della rocca. In un manoscritto del 1834 si ricorda inoltre che alla metà del '600 "i Bentivoglio ripigliarono l'idea della incominciata rocca e gettarono le fondamenta della parte non ultimata".[6]
Questa scarsità di informazioni relativa alla parte "nuova" del palazzo, che comprende il torrione, la facciata incompiuta e lo scalone monumentale, è senz'altro dovuta al fatto che la rocca di Scandiano è sempre stata ricordata principalmente per i feudatari che diedero lustro e notorietà al paese, i Boiardo, che ne fecero la sede di una corte raffinata ed elegante, animata dalla letteratura e dalla musica.
Nell'ultimo secolo, inoltre, la relativa inagibilità pubblica dell'edificio, adibito in un primo tempo a sede estiva dell'Accademia Militare di Modena e poi negli ultimi anni a deposito militare , ha reso difficile qualsiasi studio sull'edificio. Nel già citato volume La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò Dell'Abate compare infatti una sola fotografia del cortile e nessuna degli interni; e addirittura lo scenografico e monumentale scalone seicentesco, ornato di colonne, nicchie e statue, non è mai citato, cosa del resto comune anche alle altre pubblicazioni relative a questo palazzo.

La presente ricerca, che ha preso l'avvio nel 1988 grazie alla parziale "agibilità" della rocca seguita ai lavori di restauro intrapresi dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici dell'Emilia, ha permesso di arrivare, grazie al ritrovamento di documenti e testimonianze inedite, a nuove risultanze, la più rilevante delle quali è certamente l'attribuzione a Giovan Battista Aleotti della progettazione e della parziale edificazione nei primi due decenni del '600 dell'ampliamento della rocca. Inoltre è stata operata un'attendibile ricostruzione del Camerino e del Paradiso, le stanze affrescate da Nicolò Dell'Abate, e la localizzazione di questi ambienti all'interno del piano nobile dell'edificio.

Le fonti archivistiche

Gran parte delle notizie relative alla localizzazione del Camerino e del Paradiso ed ai progetti seicenteschi della "Rocca Nuova", sono tratte da fonti archivistiche, per la maggior parte inedite, conservate presso gli Archivi di Stato di Modena, Ferrara e Reggio Emilia.
Nell'Archivio di Stato di Modena in passato erano già stati indagati alcuni fondi come quello denominato "Rettori dello Stato", per la parte riguardante la zona del "Reggiano", ma non altri che invece si sono rivelati utilissimi. Molti documenti sono stati reperiti infatti nei fondi "Cassa Segreta", "Fabbriche e Villeggiature", "Amministrazione della Casa", "Amministrazione dei Principi", ed infine nelle corrispondenze della "Cancelleria Ducale". Questi fondi contengono materiale relativo alla rocca di Scandiano in quanto il feudo è sempre rimasto, fino all'epoca napoleonica, sotto il controllo della casa d'Este, mediante feudatari come i Boiardo, i Thiene o i Bentivoglio, o assegnato a principi come Luigi e Foresto d'Este, o amministrato direttamente dalla Camera Ducale nei periodi intercorsi tra questi.
Sono stati così reperite fatture e rapporti inviati nel 1623-1625 dal cantiere della rocca, la serie di inventari compilati alla fine del '600 all'epoca dei principi estensi, e i dettagliatissimi resoconti del distacco degli affreschi di Nicolò Dell'Abate dalle pareti del Camerino, nel 1772. Sono state inoltre consultate numerose lettere, localizzate in diversi fondi archivistici; molte sono indirizzate dai marchesi di Scandiano alla corte estense, altre scritte da Antonio Vacchi che sovrintende ai lavori presso la rocca, ma soprattutto un gran numero di Giovan Battista Aleotti, alcune delle quali inviate da Scandiano.
Nella raccolta "Mappe e Disegni" sono stati esaminati i due progetti della rocca, già pubblicati nel volume La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò Dell'Abate, ed inoltre è stata reperita una pianta inedita che rappresenta la situazione del cantiere nel 1623, alla morte dell'ultimo marchese Thiene.

A Reggio Emilia è stato consultato, presso l'Archivio di Stato, il rilievo eseguito dall'ingegner Pietro Marchelli nel 1831, formato da quattro disegni che delineano i vari piani della rocca, e altri documenti già in parte editi, come l'inventario della rocca del 1620. Nella stessa città, presso la Biblioteca Municipale Panizzi, invece è stato esaminato, oltre alla Cronaca di Francesco Morsiani, un altro cospicuo fondo di manoscritti di Giambatista Venturi relativi a Scandiano. La prima serie contiene gli appunti preparatori che diedero poi origine all'in folio intitolato L'Eneide di Virgilio dipinta in Scandiano dal celebre pittore Niccolò Abati, mentre la seconda è relativa agli appassionati studi compiuti da Venturi per ricostruire la forma del Camerino. Questi documenti hanno rivelato interessanti informazioni, trascurate nelle pubblicazioni precedenti.

Si è poi tentata la ricerca negli archivi di Vicenza, città da cui proviene la famiglia Thiene. Il già citato Morsiani, infatti, afferma di aver ricevuto una serie di notizie riguardanti questa famiglia da storici vicentini e di aver potuto studiare alcuni documenti, come testamenti e rogiti, che erano stati firmati dai Thiene presso notai di Vicenza.
Purtroppo l'archivio della nobile famiglia, già conservato dall'ultimo conte Thiene nel castello Colleoni-Porto, è andato disperso durante l'ultima guerra, e nella sezione manoscritti della Biblioteca Bertoliana di Vicenza è stato reperito solamente un documento di scarso interesse, il testamento di Ottavio Thiene redatto a Vicenza nel 1566 e già parzialmente noto grazie alle testimonianze dei cronisti dell'epoca.

A Ferrara, nell'Archivio Bentivoglio (depositato presso l'Archivio di Stato) sono stati individuati sei inventari relativi al periodo trascorso a Scandiano da questa famiglia, oltre a numerose lettere dei sovrintendenti che ne curavano gli interessi nel feudo. In questa stessa città sono inoltre conservate, presso la Biblioteca Ariostea nella cosiddetta Raccolta Aleotti, due interessantissime piante della rocca di Scandiano.[7] La prima rappresenta l'edificio agli inizi del '600 assieme ad un primo progetto di ampliamento, mentre la seconda si riferisce alla progettazione dell'ala sud-est della rocca, quella parte che non viene portata a compimento e della quale restano solamente le fondamenta.

Ma il documento più importante, l'ultimo reperito nel corso di questa ricerca, è una relazione inviata nel maggio del 1620 da Giovan Battista Aleotti al marchese di Scandiano, Ottavio II Thiene, conservata a Ferrara presso l'Archivio Storico del Consorzio di Bonifica (Iº Circondario, Polesine di Ferrara). In questo resoconto Aleotti dà una dettagliata descrizione del cantiere della rocca, ed in particolar modo descrive la situazione dei lavori relativi allo scalone, alla facciata sud ed al ponte sul fossato, che egli sta dirigendo in loco. Il ritrovamento di questa relazione, che conferma puntualmente tutte le ipotesi avanzate da chi scrive, ha imposto una minima revisione del lavoro. Si è scelto però di mantenere una struttura che potesse dare l'idea del procedere del lavoro di ricerca, dalle sue fasi iniziali basate su ipotesi, confronti stilistici, "indizi" ricavati da documenti d'archivio, fino alle "prove" e alle conferme portate da quest'ultimo, fondamentale documento inedito di Giovan Battista Aleotti.

La bibliografia

Per affrontare lo studio della rocca di Scandiano e delle sue trasformazioni avvenute nel diciassettesimo secolo, tema principale di questo studio, è stato necessario analizzare preventivamente le fonti e la bibliografia esistente riguardante Scandiano e la rocca, la famiglia Thiene, che l'ebbe in feudo all'inizio del '600 e che realizzò i principali lavori di ampliamento, la famiglia Bentivoglio, che proseguì i lavori alla rocca, e ovviamente la situazione storica ed artistica del periodo analizzato in Italia ed in Emilia in particolare.

La bibliografia riguardante la rocca si presenta distinta in due gruppi principali. Nel primo, redatto dagli storici locali, vengono rievocate le vicende di Scandiano, con grande abbondanza di documenti riguardanti soprattutto il periodo della dinastia Boiardo. Purtroppo in questo caso il grande interesse per questa casata è accompagnato da una sconfortante carenza di informazioni sul periodo successivo. I principali autori sono Giambatista Venturi (1822) e Aderito Belli (1928), che si rifanno in gran parte alle cronache riportate in due manoscritti precedenti, quelli di Geminiano Prampolii (sec XVI) e Francesco Morsiani (sec.XVIII). Il secondo gruppo, molto più consistente, è quello che comprende la storiografia e la critica d'arte che hanno trattato l'attività e la produzione artistica di Nicolò Dell'Abate a Scandiano. A que-sto appartengono gli scritti di Lodovico Vedriani (1662), il primo che dà una descrizione degli affreschi scandianesi, e Girolamo Tiraboschi (1786), che operò una sintesi documentata sulla famiglia Boiardo e su Nicolò Dell'Abate. In epoca più recente troviamo poi quelli del già citato Giambatista Venturi, che nel 1822 curò la pubblicazione del grande in folio dedicato agli affreschi del Camerino, e di Adolfo Venturi (1882) che descrive gli stessi all'interno di uno studio più vasto sui dipinti della Galleria Estense. Gli studi su Nicolò sono poi andati arricchendosi in questo secolo con vari studi critici, tra i quali i più importanti sono quelli di Walter Bombe (1931) e di Adolfo Venturi (1933). Bombe accosta alla figura di Nicolò quella del fratello Pier Paolo Abati il Vecchio, a cui attribuisce la paternità delle "Battaglie" della rocca di Scandiano, mentre Venturi propone una prima datazione degli affreschi, collocandoli verso il 1540. Negli ultimi due decenni, soprattutto dopo la fortunata mostra di Bologna curata da Sylvie Beguin (1969), si è avuto un rifiorire di interesse intorno all'opera di Nicolò Dell'Abate con gli studi di Amalia Mezzetti (1970), Erika Langmuir (1976), Massimo Pirondini (1985) e A.W.A. Boschloo (1986), che in particolare si è occupato della diffusione e della fortuna del fregio dipinto nell'area bolognese.

I due temi si sono poi trovati uniti, nel 1981, con la pubblicazione del già citato volume La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò dell'Abate, nel quale Odoardo Rombaldi, Roberto Gandini e Giovanni Prampolini espongono, arricchendola con notizie e carteggi inediti, la storia di Scandiano fino alla metà del '500, unita ad un saggio sui dipinti di Nicolò nel quale si espongono ed elaborano le principali acquisizioni sull'opera di questo pittore.

Per quanto attiene a Nicolò Dell'Abate si fa riferimento infine alle schede su questo autore curate da Vera Fortunati Pierantonio nel 1986 per il catalogo della mostra bolognese Nell'età del Correggio e dei Carracci, e nel volume dalla stessa coordinato Pittura bolognese del '500 (1987).

Riguardo alle due dinastie che nel diciassettesimo secolo ebbero a governare Scandiano, i Thiene e i Bentivoglio, la storiografia è molto carente. Dei Thiene vengono riportate dai cronisti locali (in pratica il solo Morsiani, più volte citato da tutti gli scrittori che lo hanno seguito) pochissime notizie, riguardanti principalmente cronache di feste, ricorrenze e atti giudiziari, insistendo in particolare sul cattivo carattere di questi feudatari e sulle durissime leggi che imposero agli scandianesi. Nessuna notizia, se non pochi accenni ad "abbellimenti", per quanto concerne invece i lavori di ampliamento della rocca, che pure dovevano aver impressionato gli scandianesi anche per le molte tasse e le "coità" che i feudatari imponevano per finanziarli. Anche i Bentivoglio non hanno lasciato una grande memoria di sè a Scandiano, tanto che nelle principali pubblicazioni riguardanti la storia del paese vengono liquidati in poche scarne paginette. Il volume di Cecilia Ady (1935), I Bentivoglio, contiene, nella sua seconda edizione del 1965, una appendice di Luciano Chiappini che attiene al periodo de I Bentivoglio dopo Bologna, ma i dieci anni in cui un ramo di questa famiglia ebbe a governare Scandiano vengono riassunti in poche righe.

La bibliografia riguardante l'Emilia nell'epoca presa in esame, ed in particolare la situazione nei ducati estensi, può essere esemplificata principalmente da Storia dell' Emilia Romagna, nel quale viene esaminata l'evoluzione storica, economica e culturale della regione, e dal volume Arte in Emilia-Romagna dove vari autori (tra cui Carlo Volpe, Eugenio Riccomini e Anna Maria Matteucci), tracciano un profilo delle attività artistiche, dalla pittura alla scultura all'architettura, dalle origini fino al '700.

Per quanto riguarda Giovan Battista Aleotti, oltre al capitolo a lui dedicato da A.O. Quintavalle e E. Povoledo nel Dizionario biografico degli italiani, sono stati consultati, gli studi redatti, in epoche diverse, da Giorgio Padovani, che ha infine compilato nel 1980 la più esauriente bibliografia su questo architetto; i lavori di Vittorio Camerini che ha fornito preziosissime informazioni sulla presenza di Aleotti a Scandiano; i documentatissimi saggi di David R. Coffin riguardanti una serie di disegni inediti, e quelli più recenti di Alessandra Frabetti, che si è occupata dei rapporti tra l'architetto ferrarese ed i Bentivoglio. Questo argomento è stato studiato anche da Giampiero Cuppini, che si è occupato in particolare dell'intervento a Gualtieri.
Molti accenni ad Aleotti sono ovviamente contenuti nei lavori dei critici che si sono occupati del Teatro Farnese: Bruno Adorni con i fondamentali saggi dedicati alla Architettura Farnesiana a Parma e al Teatro Farnese, Tommaso Cappelli, Adriano Cavicchi e Maurizio Dall'Acqua con i più recenti studi riguardanti lo stesso teatro.

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Desidero esprimere particolare gratitudine a Vincenzo Vandelli, per la cortesia dimostrata nei miei confronti, agevolando studi e ricerche bibliografiche.Ringrazio inoltre Vittorio Camerini, Alessandra Frabetti, Gabriella Luciani, e Herman Van Bergejk per i preziosi suggerimenti e le segnalazioni che hanno permesso il ritrovamento di importanti documenti d'archivio. Un ringraziamento anche al direttore dell'Archivio di Stato di Modena, Angelo Spaggiari, a Giuseppe Trenti, Mario Bertoni e Riccardo Vaccari, ed a tutto il personale dello stesso istituto.Desidero inoltre segnalare l'importante collaborazione della Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici dell'Emilia, ed in particolare l'arch. Paolo Scarpellini direttore dei lavori di restauro alla rocca.Questi studi non avrebbero potuto essere completati senza l'autorizzazione ad effettuare i necessari sopralluoghi gentilmente concessami dal Comando dell'Accademia Militare di Modena . Ringrazio infine il Maresciallo Petrin, incaricato della custodia della rocca, sempre disponibile ad accogliermi nei ripetuti sopralluoghi.


Avvertenza

La presente è una versione riveduta e corretta nell’estate 1993 del testo originale della tesi di laurea. Sono stati aggiunti alcuni riferimenti a studi che non erano disponibili al momento della stesura del testo depositato presso la Facoltà di Architettura di Firenze nel novembre 1992.

Nel testo sono state adottate le seguenti abbreviazioni e simbologie:

A.S.Mo. Archivio di Stato di Modena

A.S.RE. Archivio di Stato di Reggio Emilia

A.S.Fe. Archivio di Stato di Ferrara

A.S.Pr. Archivio di Stato di Parma

A.S.C.Mo. Archivio Storico Comunale di Modena

A.S.C.A. Archivio Storico Comunale di Argenta.

A.S.C.B.Fe. Archivio Storico del Consorzio di Bonifica, I° Circondario, Ferrara

B.A.Fe. Biblioteca Ariostea, Ferrara

B.M.P.RE. Biblioteca Municipale Panizzi, Reggio Emilia

B.B.Vi. Biblioteca Bertoliana, Vicenza

B.E.Mo. Biblioteca Estense, Modena

(...) omissis

[...] brani o parole di cui non è stata possibile la trascrizione, a causa delle cattive condizioni del documento o della incomprensibile calligrafia.


Scandiano tra il '500 e oggi, le vicende storiche - La Rocca di Scandiano alla fine del '500 - I progetti della Rocca Nuova

La Rocca di Scandiano nel contesto dell'opera di Giovan Battista Aleotti - La Rocca Nuova di Giovan Battista Aleotti

I progetti per Palazzo Bentivoglio a Ferrara

La localizzazione del Camerino Dipinto e del Paradiso

Bibliografia - Regesto dei documenti


Note


[1] B. Adorni, L'architettura dal primo cinquecento alla fine del settecento, in Storia dell'Emilia Romagna, Bologna, 1977, p. 713.

[2] B. Adorni, L'architettura farnesiana a Parma, 1545-1630, Parma, 1974.

In questo volume, a pag.161, è inoltre pubblicato un disegno del 1557 di Francesco Paciotto per le fortificazioni di Scandiano.

[3]  O. Rombaldi, R. Gandini, G. Prampolini, La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò dell'Abate, Reggio Emilia 1981.

[4] G. Venturi, Storia di Scandiano, Modena, 1822, p. 111

[5] B.M.P.RE., Archivio Turri, C 38, F. Morsiani, Supplemento alla Cronaca di Scandiano di messer Geminiano Prampolini, 1740 circa.

[6] A.S.RE., Archivio Turri, busta 162, fasc. 27, P. Braglia, Cronaca di Scandiano 1610-1640.

[7] B.A.Fe., Raccolta Aleotti, H5, n° 160-161.

[8] L.A. Muratori, Delle Antichità Estensi ed Italiane, Modena 1717, II, p.168.