LA ROCCA DI SCANDIANO
NEI PROGETTI DI GIOVAN BATTISTA ALEOTTI


I progetti della Rocca Nuova (1600 - 1623)

I grandi lavori per l'ampliamento della rocca di Scandiano vengono dunque avviati dal marchese Giulio Thiene, con grande dispendio di mezzi, nei primi anni del diciassettesimo secolo e proseguono fino al 1623, anno in cui con la morte del figlio Ottavio II si estingue questa famiglia.

I progetti sono documentati da una serie di sei piante della rocca, quattro delle quali sono conservate presso l'Archivio di Stato di Modena, mentre altre due si trovano presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara, all'interno della cosiddetta "Raccolta Aleotti".[108] Questa comprende disegni, piante, mappe di territori del Polesine, progetti per scenografie teatrali di Giovan Battista Aleotti, assieme a disegni, probabilmente di collaboratori e di altri architetti dell'epoca studiati da Aleotti, reperiti dagli eredi tra le carte appartenute all'architetto argentano. Le due piante di Scandiano non sono nè firmate nè datate e appaiono realizzate in periodi e per scopi molto diversi.[109]

La prima è un disegno nel quale viene rappresentato lo stato di fatto della rocca assieme agli elementi di progetto. Anche ad un superficiale confronto calligrafico risulta evidente la corrispondenza tra la scrittura presente in questa pianta con quella di Giovan Battista Aleotti ricavata da alcuni documenti autografi.

Sappiamo che Aleotti nei primi decenni del '600 è in stretti rapporti, oltre che coi Bentivoglio, anche con il marchese Giulio Thiene.[110] Le prime testimonianze reperite riguardanti i contatti tra l'architetto e il marchese di Scandiano sono accenni indiretti, contenuti all'interno di numerosissime lettere indirizzate da Aleotti ad Enzo Bentivoglio.[111] Per questo feudatario Aleotti sta seguendo, oltre alla edificazione del palazzo, della chiesa e della piazza di Gualtieri, un impegnativo progetto di bonifica di vasti territori nel ferrarese.[112] In una lettera datata 19 dicembre 1599 Aleotti accenna ad un primo progetto riguardante la rocca; in un punto egli afferma infatti che a Ferrara "dormono le cose come al solito, et quando vi sarà il marchese di Scandiano spero mandargli il disegno de la rocha che quest'huomo pensa di fare".[113] In molte altre lettere, scritte negli anni seguenti, Giulio Thiene viene citato, mentre la prima scritta da Scandiano è del 1604. Altre missive inviate da Scandiano, o nelle quali si fa cenno a soggiorni in questo paese o a commissioni eseguite per il marchese Thiene, sono datate tra il 1607 e il 1620. Si può quindi ritenere probabile una data tra il 1599 ed il 1604, per la mappa conservata a Ferrara, ed ipotizzare con una certa sicurezza che Aleotti sia stato chiamato a Scandiano nei primi anni del diciassettesimo secolo per realizzare l'ampliamento voluto da Giulio Thiene.[114] L'architetto ferrarese deve poi essere tornato a Scandiano in diversi momenti per modificare i progetti e seguire l'andamento dei lavori del cantiere, fino al 1623 anno in cui i lavori vengono interrotti a causa della morte dell'ultimo discendente della famiglia committente.

Il primo progetto di Aleotti presenta l'edificio originale quasi raddoppiato verso est con l'edificazione di una nuova ala che racchiude un giardino, e di due torri simmetriche a chiudere la facciata sud. Queste torri sono angolate come quelle realizzate alla Mesola fra il 1578 e il 1583 da Marcantonio Pasi, coadiuvato da Aleotti come direttore dei lavori.[115]

Un primo abbozzo di quello che in seguito diventerà il grande scalone è visibile all'interno della torre vecchia, che viene sventrata per far posto ad una ampia scala a base rettangolare. La nuova ala sud-est invece viene progettata ex-novo, ed al suo interno racchiude un nuovo giardino circondato da logge. Due ponti vanno a scavalcare il grande fossato che avvolge la rocca lungo i lati sud ed est. Proseguendo verso nord il fossato va poi a costeggiare un lunghissimo edificio, che viene collegato alla porta della città ed ai bastioni est, suddiviso in tre ambienti principali adibiti a "stalla" con relativa "selleria", "stanza per 300 carra di fieno", e "stanza per le carrozze", separati da piccoli cortili porticati.

Il secondo disegno conservato a Ferrara invece rappresenta esclusivamente la parte della nuova progettazione dell'angolo sud-est. È visibile all'estrema sinistra una seconda proposta per la realizzazione di quello che sarà poi lo scalone monumentale, rappresentato qui in forma di chiocciola a base quadrata, simile a quella che avevamo già visto nella prima pianta. A questo scalone si prevede l'accesso tramite una rampa che parte dal piano terra e che nel progetto è visibile alzando una linguetta di carta.

Questa pianta può essere databile ad anni di poco precedenti al 1620; fa già riferimento infatti ad una maggiore profondità dell'ala sud dovuta certamente alla avvenuta edificazione della parte di sud-ovest, con la "Torre Nova" e le "camere nove", la cui esistenza all'epoca è documentata dall'Inventario di tutti i Beni del Marchese Giulio Thiene redatto nel 1620.[116] Le "camere nove" vengono descritte come già arredate e, a differenza delle vecchie stanze, che presentano ancora "apparamenti di corame d'oro, usi e vecchi", sono rivestite con ormesino, damasco, teletta di Napoli o cendalina, facendo intendere che la loro realizzazione doveva risalire a pochi anni addietro. Questo inventario fornisce anche un'altra preziosa informazione, in una delle stanze del piano nobile vengono infatti censiti "il modillo e dissegno della fabrica di legno" ed "il dissegno e modillo della scala di legno", manufatti che indicano come l'attività del cantiere sia in pieno svolgimento.

Un successivo progetto è poi quello rappresentato nella Pianta ultima della Rocca di Scandiano conservata all'Archivio di Stato di Modena[117]. Il nome "pianta ultima" che compare nel retro del disegno non deve far pensare all'ultimo e definitivo progetto reso poi esecutivo; vedremo infatti come diversi altri progetti siano stati redatti in seguito. In questo disegno lo scalone assume una forma mistilinea estremamente complessa; al suo interno compare infatti un'altra scala che sembra riprodurre in misura inferiore la forma di quella principale. Inoltre la rampa ha inizio non più all'interno di una sala d'ingresso come nel caso precedente, ma direttamente dalla loggia del cortile vecchio, con una sinuosa forma ad S. In questo progetto compaiono poi numerose altre scale, di tutte le forme e dimensioni, da una a base quadrata a fianco del salone, ad un'altra poco distante da questa, ma di dimensioni minori ed a base rettangolare, ad una terza, vicina allo scalone, che va ad avvolgere la "torre vecchia" e che comunica direttamente con la grande "sala vecchia".

L'aspetto più interessante di questo progetto, oltre la dilatazione smisurata della nuova ala est, che diventa, in questa proposta, lunga quasi 120 metri come la facciata sud, è la massiccia presenza di una grande chiesa con pianta a croce greca, che probabilmente deve sostituire la preesistente parrocchiale, dedicata alla Madonna, che si trova di fronte alla facciata nord della rocca. [118]

La nuova chiesa (la cui forma si rifà palesemente a quella pubblicata nel V Libro dell'Architettura di Sebastiano Serlio, nel capitolo dedicato alla architettura religiosa) viene poi unita, con una loggia aperta, ad un edificio che ne ripete per metà la stessa pianta, contenente il "corpo di guardia", e, per mezzo di un lungo corridoio, agli appartamenti disposti verso est.

Una seconda versione della parte nord che presenta solo lievi modifiche rispetto alla prima, è parzialmente incollata sullo stesso progetto. In entrambe le varianti oltre al dispiegamento di una moltitudine di scale dalle forme rettilinee, circolari, rettangolari, esagonali, si può notare in bella evidenza un piccolo "cortiletto scoperto", che si trova al centro di quello che appare un appartamento privato, a contatto con la galleria e con i grandi saloni che si dispongono verso sud.

Molti particolari schizzati e dislocati alternativamente in diverse posizioni fanno pensare ad una serie di appunti o proposte, elaborate dall'architetto prima di una stesura definitiva. La torre a nord-est progettata nella prima versione, viene infatti nella seconda spostata più in basso, con un disegno a matita i cui tratti, facendo supporre un ripensamento finale, attraversano entrambi i progetti.

Una ulteriore versione dello stesso progetto è visibile in una altra grande pianta della rocca[119] che presenta come unica variante di rilievo la forma dello scalone, che finalmente assume la sua definitiva forma circolare. Questo disegno, anche se non si può attribuire ad Aleotti come i precedenti (appare infatti realizzato da una mano più incerta, e con un lessico meno corretto e potrebbe essere stato realizzato da un collaboratore) risulta molto interessante perchè mostra chiaramente, distinte da differenti colori, due diverse parti della rocca. L'ala già terminata è quella a sud-ovest, dal torrione allo scalone, mentre ancora da edificare appare tutta la parte rimanente della facciata sud. Questi particolari permettono una datazione abbastanza precisa, tra il 1620, l'anno in cui secondo un inventario[120] le "camere nove" a sud-ovest risultano già abitabili, ed il 1623, quando Antonio Vacchi redige i resoconti dal cantiere[121] nei quali dichiara che stanno per essere coperti il grande salone e le camere adiacenti.

A Modena è conservata anche un'altra mappa di notevoli dimensioni (cm 84 x 180) nella quale viene illustrato un progetto urbanistico che coinvolge non solo la cosiddetta "Rocca Nuova" ma tutto il paese di Scandiano.[122] Gli edifici sono rappresentati nella loro semplice volumetria, non permettendo quindi di identificare ambienti al loro interno. La dicitura parla di "Rocca vecchia et nuova insieme" e la facciata est si affaccia su una grande "piazza nova". Il fossato continua a circondare tre lati dell'edificio e si estende attorno a tutto il vecchio borgo chiamato "castello", che viene rappresentato ancora cinto da mura e bastioni. Lungo la strada principale si estende la grande stalla che sembra riprodurre quella già rappresentata nella prima pianta, e che quindi si può supporre essere l'unico degli elementi del primo progetto effettivamente realizzato.

In questa pianta la "Rocca Nuova" risulta ridimensionata: viene eliminato infatti il secondo "cortile nuovo", e la torre di nord-est viene spostata verso il basso, nel punto in cui è stata schizzata a matita nei progetti precedenti. Anche la nuova chiesa è spostata verso sud andando a posizionarsi al posto dell'edificio definito come "corpo di guardia", ora eliminato dal nuovo progetto.

L'aspetto più interessante è però il disegno dell'intero paese di Scandiano, che si prevede di espandere verso est con la realizzazione di nuovi quartieri dalla forma regolare e simmetrica. Viene dislocata, proprio in fronte alla nuova facciata est, quello che appare l'elemento urbanistico di maggior rilievo dell'intero progetto, una grande piazza porticata simile a quella già realizzata da Aleotti a Gualtieri.[123]

Operando un confronto tra i molti documenti autografi di Giovan Battista Aleotti ed i progetti per la rocca di Scandiano fin qui descritti, appare evidente anche in questo caso la perfetta identità calligrafica. Oltre alla chiarissima corrispondenza tra certe intere parole e singole lettere (caratteristica in particolare la lettera "g"), è ricorrente e riconoscibilissimo soprattutto il "ricciolo" alla fine delle parole, che sembra essere una peculiarità della scrittura dell'architetto ferrarese.

Una pianta della rocca[124] databile con precisione è quella che rappresenta lo stato dei lavori al momento della morte dell'ultimo marchese Thiene, nel 1623. Si può affermare questo in base al confronto con una relazione di Antonio Vacchi, dal cantiere di Scandiano, indirizzata alla Camera Ducale Estense che aveva ripreso possesso del feudo.[125] Le stesse informazioni che vengono fornite da questo documento si ritrovano anche nella pianta, che si può presumere realizzata nello stesso periodo. Vacchi cita certi lavori ancora da terminare, come "il coperte del camaron in capo alla salla" e "la coperta in capo alla saleta che ne è fatte de novo la volta", ed anche le didascalie che compaiono nella pianta confermano la stessa situazione descrivendo la grande camera a fianco del salone come "stancia che si è per choprir", così come sembra essere nelle medesime condizioni anche la camera in fronte alla "saleta". Nel retro della pianta è poi visibile uno scritto di Antonio Vacchi (la calligrafia è la stessa che compare nelle lettere di questo autore) che intitola il disegno Parte dela pianta del Palazo di Schandiano e un appunto in cui viene calcolata l'altezza degli scalini necessari per arrivare "dal piano di terra al piano della salla".

Lo Scalone monumentale nei progetti e nei documenti d'archivio

Nella relazione di Antonio Vacchi vengono descritti i lavori allo scalone, e si dice che mancano gli "schalini de malmore de la scala nuova".[126] Inoltre parlando delle maestranze che sono state già pagate dal marchese, Vacchi cita "Il taliapietra viva che lavora acomodare i scalini dela scala di malmere (...). Il scultore che à de già fenito le statue di nichi pecenine che son dietero à deta schala" ed afferma che resta ancora " da fare de più grande con uno cavale in mezzo alla cima dela schala con il S.re Marchese in cima". Lo stesso scultore, afferma Vacchi, "dice che ave hordene, ha detto che sopera resta, e venga da V.S.Ser.ma per avere ordene de quale avere a fare", cioè desidera sapere se deve continuare il lavoro assegnatogli dal marchese Thiene o considerarlo annullato in seguito alla morte del committente.[127]

Gli accenni alla statua equestre confermano una diversa struttura dello scalone originale; oggi infatti il pianerottolo superiore non appare abbastanza spazioso da poter ospitare una tale scultura, ma al centro dello scalone nella pianta del 1623, è ben visibile uno spazio circolare che avrebbe potuto contenere il monumento equestre del marchese Giulio Thiene. Inoltre la rampa rappresentata nella pianta disegnata nel 1623 da Vacchi non è quella che oggi possiamo osservare in quanto, pur svolgendosi all'interno dello stesso anbiente perfettamente circolare, segue una forma a chiocciola. Questa pianta descrive la situazione della "fabbrica" e si può quindi pensare che in quell'epoca lo scalone, non ancora terminato, stesse assumendo la forma qui rappresentata. La supposizione è confermata dall'esistenza di un piccolo ambiente a piano terra, con due nicchie ed una copertura a cupola, oggi usato come magazzino. Si tratta certamente di ciò che rimane del primitivo ingresso, infatti sono ancora visibili i segni di una rampa, poi demolita, che si dirige verso l'attuale scalone nella direzione indicata dal progetto. La stessa rampa è rappresentata come ancora esistente nel rilievo di Pietro Marchelli del 1831.[128]

In una lettera indirizzata alla "Signora Marchesa di Scandiano", datata 4 gennaio 1624 ma non firmata, viene fatta la "nota de le robe che si ritrovano ne la monecione de la Ill.ma S.ra Marchesa che fano bisogni per la fabricha de la roca di Scandiano"[129]. Sono descritti moltissimi materiali di cantiere: malta, badili, secchi, legnami, corde, scale, varie ferramenta. Alla fine vengono citati: "filo di fero per li schalini de marmer n° 23, pesa libre 11...", "modini per il chornisone de la faciata soto li chopi n° 22", "fenestri grandi per la chupola de la schala n° 8", "basi per le vedriade", "basi n° 8 per le sopra finestre dela deta cupola". I lavori per la realizzazione dello scalone sono dunque ancora in corso un anno dopo la morte di Ottavio II Thiene, non riguardano solo gli scalini ma anche tutte le altre finiture come cornicioni, finestre della cupola e vetrate.

Altri particolari si possono ricavare dalle filze chiamate "Fabbriche e Villeggiature", nelle quali si trovano importanti documenti che confermano il prolungarsi negli anni della realizzazione della scala di marmo. Nella busta n° 69, assieme alle già citate lettere di Vacchi, si trovano vari appunti di Prospero Pacchioni datati tra il gennaio ed il maggio del 1625.

Egli parlando dei lavori effettuati a Scandiano dice che farà "fare gli scali per la scala di Scandiano conformi le misure datemi dal Sig.r Antonio Vacha quando si ando à Verona à hordinar li pietri per detti conforme la sagomatura della sagoma ultimamente dattami da esso S.r Vacha quali schalini sarano ben lavorati batuti e ribatuti in conformità di quelli che son già stati fatti per detta scalla da altri, si farano in ragione di lire 1-10 il brazzo inntededomi a brazzo corente in longezza, et di largezza come sono stati hordinati p. police di detto sig. Antonio come di sopra che rimporta di lire 1-10 e fatto di mia mano.La lastra per agiungere largezza a detti scalini si farà per lire una il brazzo pur corente, et conforme la largezza che dev'essere, fasendomi sborsare danari conforme si lavora dandoli lavorati su la mia botega".[130] Alla lettera è allegata la sagoma di uno scalino, che contiene le misure e le indicazioni di Antonio Vacchi per la realizzazione di questi manufattiì.

Anche questi appunti confermano che la forma originaria dello scalone doveva essere inizialmente quella a chiocciola semplice che compare nella pianta della rocca del 1623; infatti vengono descritti gli "schalini de la schala de malmer dela fabricha dela rocha di Schandiano" dicendo che "il largo va a man destra andando su per la schala".

In un documento che elenca i "Provvigionati dal Sig. Marchese di Scandiano", databile intorno al 1623 e contenuto per errore in una filza relativa ai Boiardo, si trovano accenni allo scultore chiamato Gio. Batta Poncelli, che si dice abbia "fatto le 16 statue della scalla nuova. A q.sto il Sig.r Marchese dava la guisa del vivere, cioè un paulo il giorno di companatico, una misura di vino [...] et il pane ordinario à una bocca, et duc.ni 8 d'anf.o per ciascuna statua, et doveva ultimam.te fare un cavallo con il Marchese Giulio che doveva essere posto sopra la tromba della scalla"[131]. Il documento parla di 16 statue, quindi si riferisce a quelle, oggi mancanti, destinate alle sedici nicchie piccole (già definite da Vacchi come "nichi pecenine").[132]

Dagli archivi di Cassa Segreta si è ricavato un successivo documento relativo alle statue dello scalone: il pagamento nel maggio del 1625 di Lire 600 allo "scultore che ha fatto sei statue a Scandiano, et ha nome Gio. Batt.a Pontelli".[133] Queste ultime sculture possono essere le quattro grandi statue in cotto raffiguranti i Thiene e le due che probabilmente occupavano le due nicchie dell'ingresso originale.

Un ultimo documento riguardante lo scalone è un disegno che rappresenta una balaustra con colonnine[134]; sul retro, assieme ad una scritta di Antonio Vacchi che lo definisce come "Balustrata dela Scala de Schandiano" si trova un disegno che appare come un primo abbozzo delle edicole che contengono le grandi nicchie. Nello scalone oggi non vi è alcuna balaustra ma nella pianta del 1623 possiamo osservare un pianerottolo, che si trova di fronte all'ingresso del salone nuovo, molto più ampio di quello attuale. La balaustra poteva quindi essere posizionata lungo il lato nord di questo, affacciandosi così sulla rampa d'accesso. Al momento di operare la variazione di progetto che ha portato alla successiva struttura con doppia rampa a tenaglia è probabile che sia stata eliminata anche la balaustra assieme al primitivo pianerottolo.

Non sappiamo se lo scalone assume l'attuale forma a due rampe durante i lavori che proseguono negli anni immediatamente successivi, sotto il controllo della Camera Ducale Estense, oppure se dobbiamo attribuire questa variante all'iniziativa di Enzo Bentivoglio che prende possesso di Scandiano dieci anni dopo. Gli inventari della rocca conservati a Ferrara nell'Archivio Bentivoglio ci permettono solamente di affermare che il nuovo marchese fa eseguire certi lavori al piano nobile, suddividendo la "sala vecchia" in tre ambienti, e che le stanze immediatamente adiacenti allo scalone non vengono censite nel primo inventario dei Bentivoglio del 1634, fatto che ci permette di ipotizzare una loro parziale inagibilità a causa di lavori in quella parte dell'edificio. Una strettissima rassomiglianza è poi evidente tra l'attuale aspetto dello scalone di Scandiano e quello rappresentato (ma poi non realizzato) nei progetti, aleottiani, per Palazzo Bentivoglio a Ferrara, un grande ambiente circolare con doppia rampa di scale a tenaglia.

I motivi che potrebbero aver reso necessaria la ricostruzione in altra forma dello scalone di Scandiano da parte di Enzo Bentivoglio, sono la demolizione della torre vecchia e il successivo ampliamento della galleria, che diventa così il nuovo ingresso al piano nobile della rocca, in luogo dell'immenso ed ancora poco praticabile salone nuovo a cui conduce l'originario scalone a chiocciola.

Nella pianta del 1623 è infatti ancora evidenziato il perimetro della torre vecchia, ed una camera così chiamata viene descritta anche nell'inventario del 1620, mentre in quelli redatti successivamente per i Bentivoglio questa stanza non compare più, facendo così presumere una recente demolizione.

Nonostante la corrispondenza calligrafica confermi il fatto che i progetti della rocca di Scandiano sono stati realizzati da Giovan Battista Aleotti, nessuna fonte, fino a questo punto della ricerca storica, aveva fornito la precisa citazione del nome del progettista. Sappiamo che Antonio Vacchi è operante a Scandiano negli anni in cui questo feudo torna sotto il controllo della Camera Ducale, ma essendo questo ultimo personaggio impegnato dal 1619 come Ingegnere Ducale è probabile che venisse incaricato semplicemente di portare a termine, per conto del duca, i lavori iniziati dai Thiene. Nell'esaminare alcuni disegni riguardanti il Palazzo Ducale di Modena, Van Bergejik afferma che questo personaggio è stato, sia a Ferrara che a Gualtieri, assiduo collaboratore di Giovan Battista Aleotti, e che "di origine muratore a Ferrara, era un bravo esecutore di lavori ed anche capace di redigere qualche piccolo progetto, ma i suoi disegni non dimostrano alcun talento progettuale". Lo studioso olandese attribuisce così, sulla base di confronti con certi disegni conservati a Ferrara nella "Raccolta Aleotti", dove si trova anche il primo progetto per Scandiano, i progetti relativi al Palazzo di Modena all'architetto ferrarese con la collaborazione di Vacchi, affermando inoltre che "L'Aleotti, detto anche l'Argenta, non è un personaggio fino ad ora molto studiato, ed in particolare i legami che aveva con Modena dopo il 1598 sono completamente sconosciuti".[135]

Si è così ipotizzata la paternità di Giovan Battista Aleotti per progettazione della rocca di Scandiano all'epoca di Giulio e Ottavio II Thiene. Inizialmente questa supposizione era basata su pochi indizi, che si sono però moltiplicati nel corso del reperimento del materiale archivistico. L'argomento principale che faceva ritenere probabile l'intervento di questo architetto era innanzitutto la presenza nella "Raccolta Aleotti", presso la Biblioteca Ariostea a Ferrara, dei due disegni inediti che si riferiscono a Scandiano. Il primo progetto riguarda l'ampliamento della rocca e l'edificazione di grandi "stalloni" a nord ed è databile al primo decennio del '600, mentre nel secondo, più tardo, è rappresentata solo la parte est con il nuovo cortile. La evidente identità tra la scrittura di Giovan Battista Aleotti e quella presente in questi e negli altri progetti per l'ampliamento della rocca, conservati a Modena presso l'Archivio di Stato ha poi ulteriormente rafforzato l'ipotesi dell'Argenta come progettista della "rocca nuova".

La presenza di Aleotti a Scandiano è segnalata anche da Campori, il quale afferma che "i canonici del Duomo di Carpi deliberarono di proseguire la fabbrica del Duomo medesimo rimasta incompiuta fino dai tempi di Alberto Pio (...) ma il lavoro condotto a buon punto rimase interrotto a causa del nuovo progetto di erezione di una cupola. Fu perciò chiamato da Scandiano nel 1619 l'architetto ferrarese G.B. Aleotti, ma è ignoto quale consiglio egli desse in quel proposito"[136]. Aleotti risulta quindi risiedere non solo occasionalmente a Scandiano all'epoca in cui vengono edificate le "camere nove", la facciata sud della rocca e lo scalone.

Altre conferme vengono poi, come già si è detto, dalle numerose lettere, scritte da Aleotti al marchese Enzo Bentivoglio, che indirettamente documentano stretti rapporti tra l'architetto e il marchese Giulio Thiene tra la fine del '500 e il 1621. In una di queste Aleotti riferisce di un "dissegno per la rocha" e molte altre accennano a soggiorni a Scandiano e a commissioni fatte per il marchese Thiene, e due in particolare risultano scritte da Scandiano (nel 1604 e 1620).[137]

Uno studioso che si è diffusamente occupato Giovan Battista Aleotti è Vittorio Camerini, che in un suo saggio del 1979, tra le opere attribuite ad Aleotti inserisce, unico in questo tra gli studiosi che si sono occupati dell'architetto ferrarese, il "torresino" della rocca di Scandiano.[138]

Direttamente interpellato riguardo questo argomento Camerini ha poi fornito, oltre ad una riproduzione del disegno del "torresino" (conservato presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara), una ulteriore ed importantissima segnalazione relativa ad altri documenti di G.B. Aleotti conservati nella stessa città presso l'Archivio Storico del Consorzio di Bonifica. Una approfondita ricerca presso quell'archivio ha permesso il reperimento di un fondamentale documento, datato 16 maggio 1620, nel quale l'architetto cita esplicitamente i lavori da lui già realizzati in quella "fabbrica" e quelli ancora da terminare. Con questa relazione Aleotti espone ad Ottavio Thiene lo stato dei lavori alla rocca, finalizzati principalmente al prossimo ingresso solenne del nuovo feudatario a Scandiano.[139]

La relazione di Aleotti a Ottavio II Thiene

L'inedito documento ora ritrovato permette di confermare la presenza di Giovan Battista Aleotti quale architetto al servizio dei marchesi di Scandiano durante tutta la realizzazione della cosiddetta "rocca nuova", voluta da Giulio Thiene, proseguita dal figlio Ottavio II ed interrotta alla morte di quest'ultimo nel 1623.

Il documento è contenuto all'interno del terzo tomo di una raccolta curata da Alberto Penna, amministratore pubblico e storico ferrarese, nella metà del '600 dal titolo Scritture d'acque ferraresi. Questa opera, divisa in dieci tomi (alcuni conservati presso l'Archivio Storico del Consorzio di Bonifica e altri presso l'Archivio di Stato di Ferrara) contiene "relazioni, lettere, diari, editti, capitoli, note, disegni, misurazioni, scritture, estimi progetti, preventivi di spesa, visite d'acque; tutti documenti comunque riguardanti la situazione idraulica del ferrarese".[140] Tutti escluso il manoscritto di Giovan Battista Aleotti, che l'indice definisce Relazione all'Illustrissimo Signor Marchese di Scandiano e che porta la data del 16 maggio 1620.[141]

Il marchese a cui è indirizzato è Ottavio II Thiene, divenuto signore di Scandiano nel settembre del 1619 in seguito alla morte del padre Giulio. Ottavio, come già i suoi predecessori, governa il feudo da Ferrara, per mezzo di un "ministro" scandianese, ma le cronache riportano che viene a prendere ufficialmente possesso di Scandiano oltre un anno dopo, nel novembre del 1620. Il motivo di questa lunga attesa viene ora ad essere chiarito dalla lettura del documento di Aleotti: la rocca è un grande cantiere aperto e i lavori per la realizzazione della facciata sud e dello scalone sono ancora in corso. Difficilmente il marchese avrebbe avuto decorosa accoglienza in un edificio realizzato per metà, parzialmente demolito e occupato da una quantità di operai, falegnami, scalpellini ed artisti impegnati nella realizzazione del palazzo immaginato da Giulio Thiene.

Aleotti, che nel 1620 ha 74 anni ed ha già realizzato le sue opere principali, come il Teatro Farnese di Parma (1618) e la chiesa di S. Carlo a Ferrara (1613), scrive a Ottavio II Thiene illustrando lo stato dei lavori in vista del solenne ingresso del feudatario a Scandiano, che dovrà avvenire nel novembre dello stesso anno:

Rellazione

All'Illustrissimo Signore Marchese di Scandiano

Adi 16 Maggio 1620

ll.mo S.re et padr.e mio Coll.mo,

Risposi a V.S. Ill.ma dà Scandiano col rittorno di m. Alberto Morelli suo strozziere à quelle parti delli ordini (ch'ella si compiacque darmi quando vi andai) che havevo eseguiti, et hora che sono tornato di là rifferisco a V.S. Ill.ma quello che allora non si era fatto ancora, cioè.

Che prima che io mi sia partito gli muratori hanno armata la volta della scala con gli cintoni, ma non potarà andare inanti se V.S.Ill.ma non gli manda quella provvisione di grisuole che anticipatamente essi gli dimandarono, perchè ella sà che non nascono canne in questo paese. Et parmi d'haverli così bene informati di quello che essi hanno a fare per hora se già non sono più che ignoranti, onde bastarà ch'io gli rivegga quando saran su di stabilirla, poi che essi non ponno capire tanto, per haverlo ad eseguire di qua à quattro ò cinque mesi, et forse più.

Le volte delle cucine sono fatte, et se i cammini sgombreran bene i forni (poi che mi paiono alquanto stretti) spero che il resto riuscirà benissimo. Et perchè come ella sa si ha un transito dentro e fuori dalla Rocca, per una delle finestre della Rocca nova, io ho dato ordine che mastro Nicolò facci un pezzo di ponte dentro della fossa al diritto della porta,[142] et facci la porta, o almeno una sempra, per poter tirar via quel transito, resta solo ch'ella ciò comandi, acciò si levi quel transito di tutte le genti che vengon et vanno alla Torresella et al Gesso: et se a lei parrà che s'esseguisca quanto havea detterminato il già signore Marchese suo padre di gloriosa memoria si farà ad essa porta un ponte che farà ponte e porta, d'essempio di che essa lo potrà vedere nell'ingresso della cittadella qui di Ferrara, che un tale ne feci in detto luogo alli anni prossimi passati.

Resterà che V.S.Ill.ma comandi che gli muratori solecitino di fornire la scala nuova perchè sia finita quando ella andarà a fare la sua entrata solenne a Scandiano, o né fossi dovran concorrere principi, cardinali et molte nobiltà.

In ciò debbo ricordare che senza i scallini la scala non si può finire onde però è necessario dar ordini che si faccino, overo dettermini di farli in pietra cotta, acciò nella corrente staggione si possono far le pietre alle fornaci.[143] Si come debbo ricordarvi esser necessario dar ordine della ballaustrata dell'anima della scala[144] perchè sia all'ordine quando sarà fatta la statua del cavallo, senza la quale la scala non sarebe finita. Il scultore havea principiato il modello d'una delle due figure che vanno nell'ingresso della scala,[145] et il dissegno ho mostrato io a lei com'assai mi è piaciuto il modello, ch'egli facea ne la mia partita da Scandiano.

La facciata diffuori, quanto tiene la sala verso del Gesso, no si può finire senza farci la sua cornice onde però poi che mastro Nicolò e quanti assari, sarà necessario che si finisca per poter stabbilire quella facciata et disarmarla. La ringhiera che và sopra la porta verso il Gesso si dovrebbe fare di pietra viva ma perchè costaria assai et porterà tempo molto bisognerebbe darne qualche ordine. Si come conviene ch'ella sappia che il signore suo padre havea detterminato di farla di rovere la quale servirà per molti anni poi che ella sempre si potrà far di pietra, et questo a V.S.Ill.ma s'aspetta di detterminarlo.

Non ho lasciato ordine di voltare la sala nova poi che veggo i maestri molto occupati per quest'anno ma (occorrendo) farò quanto conviene, è ben vero che essendo coperta et coprendo il coperto di essa molte stanze per ufficij di casa, et per foresterie, sarà bene per comodo della sua casa il finire tutti gli alloggi compresi sotto detto coperto, a gusto et volontà di lei.

Ho visitato il fiume Secchia, i lavori che si fanno nel qual luogo per mano del signore Bernardino Malatesta suo servitore han fatto gran serramento, alla parte contigua ad esso dal lato di Scandiano onde parmi che detto Malatesta si porti molto bene, et glieli ho lodati assai per inanimirlo, mà conviene che V.S.Ill.ma talvolta non sempre comandi che bisognandoli qualche albero grosso gli possa havere quando princippia quei rippari. Lo stato della sudetta ripa è migliorato notabilmente et gli ho lasciato il mio parere per la manutenzione di detta ripa alla quale non lavora di presente perchè in campagna non si trova (per ancora) da mangiar per le bestie. Così anco a Trisinara la quale ho trovato in buon stato essendo che dissopra dal mollino di Fellegara il fiume ha fatto tregua nè più rode verso i crivelli dal stradone in giù et se bene pare che si accosti al mollino sopra la Botte per la quale passa l'acqua del canale che va a Reggio, nondimeno non gli fa danno nottabile.

Et se detto Malatesta continuarà (come gli ho dato il parer mio) in allongare le chiuse fatte in capo della via delle pioppe come gli ordinai l'anno prossimo passato d'ordine del signore marchese di Ferrara medesimo spero ch'egli assicurerà ottimamente quella parte, ma tra gli altri lavori gli ho lasciato ordine che farei un chiusone di muro sopra il volte della sudetta Botte, et questo sarà ottimo ripparo per la manutenzione di detto molino, à i quali ordini vi si tornò presente il signore Dottor Bertolano.

Sono anco stato alla Viezza,[146] et quando pure V.S.Ill.ma dettermini che si facci un granaro in detto luogo ho considerato non potersi far meglio quanto fare un muro delli sassi (ch'ivi si trovano sul fiume) dietro al frontespizio dell hostaria, facendovi un coperto in un lato poi che in detto luogo ha legname in abondanza e sassi senza comperarli onde la spesa che in coppi, tavelle, et maestranza sarà leggieri, et il magazzino sicuro, et potrà tenere quivi 200, 300, et più moggia di formento perchè si terrà in terra et basterà farvi un muro che in gronda sia solo alto braccia 4; et sparagnerassi l'affitto della casa, et la spesa di portar su il granaro, i formenti, et quelli del portarli giù, il che importerà assai, ch'a far solari in quella casa dell'hostaria si farà forse maggior spesa, non si farà granaro per più di 50 overo 60 moggia, s'incomoderebbe quell hostaria et dio sa che i muri di essa regessero il peso. oltre che la spesa sarebbe altretanto grave (per parer mio) di danno all hostaria et di manc'utile al servitio di V.S.Ill.ma.

Ho visitato la strada dove Trisinaro la tira giù in luogo detto il Fracollino (se però non erro) per andare da Arceto à Scandiano et gli dirò essere necessarissimo il provedervi non con chiuse e rippari di Bercoli ma con tre o quatro sproni di muro per non perdere la dirittura della medesima strada per la quale non si può passare con carrozze e carri senza qualche pericolo et perchè il signore marchese di buona memoria havea comandato anche lui che ad ogni modo volea che si mantenesse colui che ivi ha il suo campo non vi metterebbe una sol mano per rippararla, e pure si tratta del suo interesse, et è interesse pubblico et belezza del paese il mantenere la dirittura di essa. Io direi che non fosse male per farlo concorere à qualche parte d'aiuto, che ella comandasse al sudetto Malatesta che palinasse una nuova strada su quel campo mostrando di voler rittirare detta strada, che quanto maggior danno si mostrerà di farvi et la pallinata tanto più facilmente si tirerà il padrone del campo a contribuire alla spesa, alla quale la comunità di Scandiano forse starà renittente aducendo essere consueto il rittirarsi in caso di ruina che faccia il fiume non con la borsa del pubblico rippare i campi contigui delli interessati e pure come ho detto conviene rippararvi per non lasciare che detto fiume la tiri in ruina tottale. Et questo bisogna sia fatto quando V.S.Ill.ma andarà a Scandiano perchè ella possa passare senza pericolo nissuni et che sia per sempre assicurato.

Ho livellato la strada di San Gioseffo dalla via dei sassi fin in piazza et havevo meco mastro Tullio il quale ho lasciato informato di quanto s'ha ad abassare in ogni parte, la qual strada si come ella diventarebbe la più bella parte di Scandiano così anco converrebbe sellegarla mà la spesa (rispettivamente) sarebbe grave massimamente per la parte a lei spettante per rispetto della gran longhezza della sua stalla nova. Et il proffilo è qui congiunto, il quale bisognerà mandare a m.ro Tullio con l'ordine di quello che s'havrà da esseguire d'ordine di lei che vi è Signore.[147]

Ho considerato in oltre à quanto V.S.Ill.ma mi comandò intorno al fare una piazza nova per bisogno del castello essendo necessario tanto che non si può dire maggiormente stando che il letto di Trisinara è più alto della via delle pioppe circa 3 brazza, et quindi è che talvolta il fiume rompe et inonda la piazza che è nello stesso piano di detta via delle pioppe et ho ridotto il parer mio in dissegno, come V.S.Ill.ma vedrà, si come ho considerato et nottato in esso come si potrebbe cingere Scandiano di fossa con un arginello quasi che un terrappieno come si vede che stanno Cento, La Pieve, Santa Agata, Crevalcore, et altri luoghi.[148]

Ho anco considerato quanto sarebbe bene il stroppare la fossa vecchia del castello, et come sarebbe necessario (non lo facendo) ricavarla, spesa grave et poco utile, et forse danno alle convicine case perchè il movere quella palude che in essa si trova renderebbe fettore et forse caggionarebbe malatie a quelle genti che vi habitano; senza che dovendosi portar via la terra che si caverebbe con lei portare dè buona gravezza à contadini, angustiati dalle fabbriche necessarie della Rocca et dè fiumi onde per ciò hindicarei meglio stropparla con la torbida del fiume, et l'escavazione farla come in dissegno ella vede per sicurezza maggiore di tutte le case di Scandiano la maggior parte delle quali sono fuori del castello com'ella sà, che otturando detta fossa, et principiando un nuovo recinto di fosse d'intorno che mostrasse d'assicurar ogni uno forse puntezza né citadini i quali come vi acconsentissero di buona voglia sarebbe gran giovamento al disporre i contadini; mà questa scavazzione di fosse forse non si potrebbe fare in un ò due anni assai, onde la manifattura per grande che sia (rispettivamente) non parrebbe tanto grave. Et dal dar principio à cotale scavazione si conoscerebbe in lei un animo generoso di voler accomodare perpetuamente il castello di Scandiano a perpetua memoria di lei, essendo che (come ella dal dissegno comprenderà) ne verrà bellezza, et sicurezza tale al castel di Scandiano che maggiore non ha ricevuto da nissun suo antecessore mà serviggio maggiore non gli potrà fare nissun suo successore come dal proprio dissegno ella facimente comprenderà poi che s'agrandirà di case, di strade, di piazza et di circuito con magnificenza et con spesa dà suditi fattibile, con tempo. Et come (così ordinando ella si debba diffare il portone di San Gioseffo resterà molto ben chiusa la terra com'ella vedrà, et la chiesa della Crocetta verrà dentro di essa et fuori si potrà fare il convento dei capuccini colà verso le case delli Usuardi. Il dissegno del portone da me fatto è lo incluso.

Restami a dire a V.S.Ill.ma che volendo ella fare qualche segno di straordinaria allegrezza nella sua entrata solenne andarei dubitando che il fare un abattimento d'un castello od una [...] ò cosa simile (com'anco in una mia dà Scandiano gli accenai, che non ci fosse per riuscire di quell'eccellenza che veggo convenirsi alla nobiltà et qualità sua per diffetto particullare d'huomini pratichi tanto di tal sorte d'esercitio militare che facessero restar sodisfatti i Principi d'Este, et l'altra nobiltà che vi si potrebbe ritrovare, onde però consiglierei V.S.Ill.ma piutosto à fare qualche accione scenica con qualche [...] apparente com'habbiam fatto talhora su la Sala grande di Ferrara per servizio del signore Enzo, ch'alhora non era cavaliere di tittolo et di grado com'ella è di presente, et se riguarda ben bene che forse non have ne occasione ne modo di fare quanto ella ha, et tiene di presente, perchè nella propria casa sua si troverà luogo capace, et tra dè suoi et de parenti et amici havrà modo di porre insieme habiti vestimenti et livree dà vestire i personaggi con quasi niente di spesa. Il che è parte di tutto il dispendio principale. Ella hà sù le posessioni in molti luoghi legnami che sè se ne taglierano per il bisogno et se si segarano dell'asse tutte poi serviran alla fabrica onde della spesa ch'altri suole gettare in così fatte cose ella non solo non la manderà a male mà servirà alla fabrica ottimamente et siamo sicuri che riuscirà in eccellenza et che apportarà gran sodisfazione à le genti del paese, cioè di Modena di Reggio et dè convicini paesi apportandovi V.S.Ill.ma novità a loro novissime piene di quei stuppori et di quelle meraviglie ch'ella sà ch'io ho fatte vedere quando ha fatto di bisogno. Mà volendo in ciò riuscire, sarebbe necessario havere molte assi sottili di pioppa per sparagnare i dannari che si spenderebero in asse di abete, mà bisognerebbe rissolvessi quanto prima et farle tagliare et segar subito per che si seccassero per poterle lavorare. So che in casa s'havran forse lenzuoli vechi che più non sono buoni et che à buon prezzo s'han delle tele grosse in paese et che li ferri che s'adoprerano serviran puoi anco alla fabrica, et per quanto s'aspetta à me di dire in ciò il parer mio loderei più assai un'azzione tale che qual si voglia altri, et quando pure s'havesse à fare una bataglia la farei navale,[149] potendo noi havere l'acqua dal fiume et potendola tirare nel cortile novo a nostra volontà, nè parmi che altro vi mancasse che un poeta, mà sò che a lei non mancaran mai persone tali, onde basterà che si disponga che i signori Alessandri Guarini, il Segretario di Mons. Ill.mo Cardinale Pio non gli mancarano, restarebbe à far elletione (col parer di signori tali) del poema da reccitare, et chi la dovrà metter in scena, et lasciar a mè la cura di farla riuscir mirabile, et sarebbe bene (dovendosi fare) rissolversi quanto prima, perchè il tempo non ci manchi. Et è meglio far cosa tale per parer mio perchè sò certo, et mi prometto sicuram. che no potrà fare accione che gli arechi maggior ripputazione che una cosa tale, come forse ella conoscerà se vi rumina sopra. Il che però dovendo deppendere dalla volontà di lei starò io attendendo quello che ella comandarà.[150] Con che fra tanto augurandole sanità et gratia da Dio di felice prolle, gli faccio humilissimamente la dovuta riverenza.

Di casa questo dì 16 di maggio 1620

Di V.S.Ill.ma Devotissimo Servitore perpetuo

Gio Batt.a Aleotti detto l'Argenta


LA ROCCA DI SCANDIANO
NEI PROGETTI DI GIOVAN BATTISTA ALEOTTI

Scandiano tra il '500 e oggi, le vicende storiche - La Rocca di Scandiano alla fine del '500 - I progetti della Rocca Nuova

La Rocca di Scandiano nel contesto dell'opera di Giovan Battista Aleotti - La Rocca Nuova di Giovan Battista Aleotti

I progetti per Palazzo Bentivoglio a Ferrara

La localizzazione del Camerino Dipinto e del Paradiso

Bibliografia - Regesto dei documenti


Note


[108] B.A.Fe., Raccolta Aleotti, H5, n° 160-161.

[109] La presenza di questi disegni all'interno della Raccolta Aleotti mi è stata segnalata nel 1986 da Vincenzo Vandelli, che ha inoltre eseguito la fotografia qui riprodotta nella illustrazione n°1. Nel 1987 gli stessi progetti sono citati da H.Van Bergejik nel saggio intitolato La prima metà del '"600: dal Castello al Palazzo, in Il Palazzo Ducale di Modena. Infine nel novembre 1990 a Scandiano vengono mostrati in diapositiva da Ivan Basenghi durante la conferenza dal titolo "Le contradelle. Da antico borgo medioevale a Piazza Padella".

[110]  Non è stato possibile rintracciare un archivio di questa famiglia, nè presso gli attuali discendenti, nè presso gli Archivi di Modena, Ferrara e Vicenza. 

[111] A.S.Mo. Archivi per materie, Ingegneri, busta n° 1, Aleotti.

[112] L. Chiappini, op.cit., p. 285.

[113] A.S.Mo. Archivi per materie, Ingegneri, busta n° 1, Aleotti, 19 dicembre 1599.

[114] Da una lettera scritta nel 1610 da un intendente dei Thiene si apprende che "sono circa dodici anni che il Marchese di Scandiano condusse per capomastro delle sue fabbriche nel dº luogo M.r Gio. Marco Baccarelli il quale obbligò per cinque anni continui la persona sua et insieme quella di suo fratello murator anch'esso per il salario di quindici scudi il mese" (A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari, busta 1382, 18 marzo 1610).

[115] A.M.Matteucci, Originalità, diffusione ..., cit., p. 12.

[116] A.S.RE., Arch. Notarile Ippolito Bertolotti, b. 3529, 1620.

[117] A.S.Mo., Mappe e Disegni, Grandi Mappe, n° 162, Pianta ultima della Rocca di Scandiano, cm. 79 x 81, s.d.

[118] Come osserva Wittkower infatti "molte chiese rinascimentali a pianta centrale - sebbene non tutte - sono dedicate alla Vergine. (...) il cielo al quale è assunta, la corona di regina del cielo ed il serto di stelle dell'immacolata, la circolarità dell'universo, cui ella presiede, tutte queste idee collegate ebbero un certo influsso sulla preferenza conferita alle piante centralizzate di santuari e di chiese dedicate alla Vergine" (R. Wittkower, Principi architettonici nell'età dell'umanesimo, Torino, 1964, p.32).

[119] A.S.Mo., Mappe e Disegni, Topografie di città, n° 40, Pianta della Rocca di Scandiano, Progetto.

[120] A.S.RE., Arch. Notarile Ippolito Bertolotti, b. 3529, 1620.

[121] A.S.Mo., Fabbriche e Villeggiature, Busta n°69.

    Archivi per materie, Arti Belle, Ingegneri, Busta n°5, Vacchi.

[122] A.S.Mo., Mappe e Disegni, n° 161, Pianta di Scandiano, cm. 180 x 84, s.d.

[123] Questa espansione che triplica l'estensione del paese appare poco compatibile con le prospettive di sviluppo del feudo di Scandiano, che nel 1564 contava 3439 "bocche" che erano oltretutto diminuite in seguito alla carestia verificatasi alla fine del '500 (G. Anceschi, Scandiano, in "Storia illustrata di Reggio Emilia", San Marino, 1987, p. 942).

[124] A.S.Mo., Mappe e Disegni, Grandi mappe, n°107, Pianta parziale della Rocca di Scandiano, cm. 144x76, s.d.

[125] A.S.Mo. Fabbriche e Villeggiature, Busta n°69. Una copia della stessa relazione è conservata in: Archivi per materie, Arti Belle, Ingegneri, Busta n°5, Vacchi.

[126] A.S.Mo. Fabbriche e Villeggiature, busta n° 69. In questa lettera vengono anche fornite le misure degli scalini che devono essere realizzati dicendo che "ni ne mancha n°5 longi On. 8 2/3  largi On. 8  alti On. 3 1/2 di mesura di Ferrara = e più ni amancha pezzi n° 20 longi On. 18 da la su detta misura = à sj   il piede. E più lastera per agiongere scalini che son streti On. n° 14 longa On. 6 1/2 à sj   il piede."

[127] É però assai improbabile che questa statua possa essere stata poi effettivamente realizzata e sistemata in cima allo scalone. Il feudo di Scandiano torna infatti nel 1623 sotto il controllo della Camera Ducale Estense che di certo non ha nessun interesse a celebrare con tale monumento un precedente feudatario.

[128]  A.S.RE., Archivio Marchelli, n° 1784-87.

[129] A.S.Mo. Rettori dello Stato, Reggiano, Scandiano, busta n°12.

[130] A.S.Mo. Fabbriche e Villeggiature, busta n° 69.

[131] A.S.Mo. Cancelleria Ducale, Particolari, busta 184.

[132] G.B. Venturi così le descrive in un suo appunto dei primi anni dell '800: "fra le colonne di ciascun paio sono una sopra l'altra due nicchie, vi erano statue di marmo trasportate a Sassuolo coi marmi dei gradini" (B.M.P.RE, Ms. regg. A 53, G. Venturi, Scandiano).

[133] A.S.Mo. Camera Ducale, Cassa Segreta, n° 3763.

[134] A.S.Mo., Rettori  dello Stato, Reggiano, Scandiano, busta 12, s.d.

[135] H. Van Bergejk, La prima metà del '600: dal castello al Palazzo, in A. Biondi (a cura di), Il Palazzo Ducale di Modena, Modena, 1987, p. 201

[136] G. Campori, Artisti italiani e stranieri alla Corte Estense, Modena, 1855, p. 197.

[137] A.S.Mo. Archivi per Materie, Ingegneri, busta 1, Aleotti.

[138] V. Camerini, Giovan Battista Aleotti detto "L'Argenta", fra Cinquecento e Seicento, in Aspetti di storia civile e culturale della comunità argentana, Atti del convegno, Argenta, 1979.

[139] A.S.C.B.Fe. Conservatoria della Bonificazione, Miscellanea in materia d'acque Ferraresi; Alberto Penna, Scritture d'acque Ferraresi, Vol. III : Giovan Battista Aleotti, Relacione al S.r Marchese di Scandiano, 16 maggio 1620, pagg. 428-433.

[140]  A. R. Remondini, M. Rossi, Appunti per una biografia di Alberto Penna, in Alberto Penna - Atlante del ferrarese, Modena, 1991, p. 32.

[141] Archivio Storico del Consorzio delle Bonifiche, Ferrara; Conservatoria della Bonificazione, Miscellanea in materia d'acque Ferraresi; Alberto Penna, Scritture d'acque Ferraresi, Vol. III : Giovan Battista Aleotti, Relacione al S.r Marchese di Scandiano, 16 maggio 1620, pagg. 428-433.

[142]  Il ponte oggi esistente "sembrerebbe successivo al portale, in quanto i parapetti interferiscono con il fusto delle lesene" (P. Scarpellini, Restauri nella Rocca di Scandiano, Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici dell'Emilia, Bologna, 1990, p. 14.) e dalle tracce ancora evidenti risulta aver sostituito quello originale realizzato da Aleotti.

[143]  Sappiamo che nel 1623 la scala non è ancora finita perchè in quell'anno Antonio Vacchi, che prosegue i lavori per conto della Camera Ducale, afferma che mancano molti "scalini di malmore dela schala nuova" (A.S.Mo. Fabbriche e Villeggiature, Busta n°69. - Archivi per materie, Arti Belle, Ingegneri, Busta n°5, Vacchi). Gli scalini vengono realizzati solo nel 1625 da Prospero Pacchioni "conformi le misure datemi dal signor Antonio Vacha quando si andò a Verona a hordinar li pietri per detti conforme la sagomatura della sagoma ultimamente datami da esso" (A.S.Mo. Fabbriche e Villeggiature, busta n°69). Lo scalone viene quindi completato, nella forma a chiocciola, con i gradini in marmo di Verona solo cinque anni dopo la relazione di Aleotti, così che risulta molto probabile l'ipotesi della costruzione di una scala provvisoria in cotto, come consigliato dall'architetto, in occasione dell'ingresso di Ottavio Thiene.  Questa ipotesi sembra essere confermata dai recenti lavori di restauro allo scalone; dopo la demolizione degli ottocenteschi gradini in cemento sono stati infatti scoperti frammenti in cotto. Questi ritrovamenti hanno fatto pensare che la scala originale fosse realizzata con questo materiale, così che l'intero scalone è stato ora ricostruito in cotto.

[144]  Viene così confermata l'ipotesi sulla posizione della balaustrata, della quale già avevamo ritrovato il progetto (A.S.Mo. Rettori dello Stato, Reggiano, Scandiano, busta 12, s.d.). La balaustra si affaccia sulla rampa d'accesso e termina contro l' "anima" circolare della scala, visibile nella pianta del cantiere del 1623, al centro della quale deve essere posizionata la statua equestre del marchese.

[145]  L'ingresso originale che conduceva alla rampa di accesso allo scalone presenta infatti due nicchie che probabilmente in origine erano ornate da statue

[146]  La località oggi chiamata Veggia, che si affaccia sul fiume Secchia, sulla strada per Sassuolo.

[147]  Si tratta dell'asse principale del paese, dove si trova la chiesa di San Giuseppe, ma l'informazione più preziosa che ci viene da questo documento è la conferma dell'avvenuta realizzazione dei grandissimo edificio contenente le stalle, già visibile nel primo progetto di Aleotti per Scandiano.

[148]  Scorrendo questa descrizione delle idee di Aleotti per Scandiano non si può fare a meno di visualizzare il grande progetto riprodotto nella ill. n°8. É questo certamente il disegno che Aleotti invia al marchese Thiene nel 1620, tutti gli elementi evidenziati dal progetto sono infatti descritti nella relazione: gli argini di protezione contro le inondazioni del Tresinaro, la piazza vecchia e la via delle pioppe, la via di San Gioseffo e le grandi stalle, le nuove fosse per il castello, una grande piazza ad est, attorno alla quale si dispongono nuovi quartieri e strade.

[149]  Una naumachia era prevista anche in occasione della inaugurazione del Teatro Farnese di Parma, prevista nel 1618 per celebrare la visita, poi non avvenuta, del granduca di toscana Cosimo II. Lo spettacolo ideato da Aleotti e Pozzo, dal titolo La difesa di Bellezza, comprendeva infatti "l'allagamento del teatro per realizzare la naumachia con intervento di orche marine ed il conclusivo balletto a cavallo" (A. Cavicchi, op.cit, p.20).

[150]  Non sappiamo quali azioni sceniche Aleotti sia riuscito a realizzare a Scandiano. Le poche notizie relative all'avvenimento registrate da testimoni dell'epoca e riportate da Morsiani nella sua Cronaca riferiscono solamente che "in piazza vi era un castello che bruciava", "vi era una girandola con molti raggi e fuochi artificiali, oltre a molte artiglierie e mortaletti", e che nei giorni seguenti, oltre a banchetti, concerti e spettacoli musicali si tiene una "mostra nelle strade della Corapina, dove era un Palio eminente per detti Signori Marchese e Marchesa" ed "una bellissima festa con mascherate". Difficilmente un avvenimento straordinario per Scandiano come una battaglia navale nel cortile della rocca sarebbe passato sotto silenzio; possiamo così immaginare che, forse per la scarsa disponibilità economica che già Aleotti dimostra di temere, il marchese Ottavio II abbia deciso di offrire agli invitati festeggiamenti meno dispendiosi.