Regesto dei documenti d’archivio

Si presentano qui alcuni documenti d’archivio, per la maggior parte inediti, reperiti nel corso della ricerca. Di alcuni di questi, i più importanti, si è fatta una trascrizione integrale, di altri si danno solo brevi cenni, trascrivendo solo ciò che riguarda in modo più specifico i lavori alla rocca o le vicende relative ai feudatari di Scandiano.

Si è fatto uso delle seguenti abbreviazioni e simbologie:

A.S.Mo. Archivio di Stato di Modena

A.S.RE. Archivio di Stato di Reggio Emilia

A.S.Fe. Archivio di Stato di Ferrara

A.S.Pr. Archivio di Stato di Parma

A.S.C.Mo. Archivio Storico Comunale di Modena

A.S.C.A. Archivio Storico Comunale di Argenta.

A.S.C.B.Fe. Archivio Storico del Consorzio di Bonifica I° Circondario, Ferrara

B.A.Fe. Biblioteca Ariostea, Ferrara

B.M.P.RE. Biblioteca Municipale Panizzi, Reggio Emilia

B.B.Vi. Biblioteca Bertoliana, Vicenza

 

(...) omissis

[...] brani o parole di cui non è stata possibile la trascrizione, a causa delle cattive condizioni del documento o della incomprensibile calligrafia.


 

1535 6 Agosto

A.S.Mo. Cancelleria Ducale, Particolari, Giulio Boiardo, 1535, 6 agosto.

Lettera dell’agosto 1535 (ill. n°...) al duca di Ferrara, con la quale il conte Giulio Boiardo si rammarica di non poter fornire al cardinale Ippolito d’Este "quaranta guastadori per la fabrica sua di Modena" in quanto sostiene che "già cinque mesi fano che comentiai la fabrica mia di Scandiano" e che i lavoratori impegnati in questa impresa sono "frustissimi, et pur ancora non cesso di travagliarli".

Citato in: O. Rombaldi, I Boiardo Conti di Scandiano, 1423-1560, in La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò dell’Abate, Reggio E. 1982, p. 49.

1562 ... ...

A.S.Mo. - Camera Ducale - Cassa segreta vecchia - N° 972 - Busta 17

Nota di spese sostenute da "M.r Burtolano e da M.r Allisº Scanarolo e compagno" per una serie di lavori eseguiti a Scandiano, Casalgrande e Arceto tra il 1558 e il 1561. Vengono descritti soprattutto lavori relativi a porte, finestre, vetrate. In particolare si legge:

"adi 29 dº (...) a Mº Biasio muradore per opre tre date a sue spese per conzare gli salighati e fenestre di Scandiano"

"adi 20 dº (...) tante asse e doghe de rovera comprate parte a Arzé e parte a S.Maria per far tellari alle fenestre di Scandiano"

"adi 8 maggio 1559 pagati a mº Antº e Nicolò Comastri per opere n° 14 dati in diversi tempi (...) per opere 4 a saleghar la scaletta (...) - per opere 4 a coprire la tore de Scandº - per saleghar soto la porta de Scandº"

"adi 30 genare (...) per lavorieri e fenestre fatte nella rocha di Scandiano nel modo med. - uno fenestrone - uno par de treppede - la porta della saletta cornisata - conzadura di uno uscio..."

"adi dº (...) per fenestre, usci e telari fatti nella rocha di Scandiano"

"adi 20 marzo (...) asse n° 50 di abete (...) per far porte e fenestre nella salla grande de Scandiano"

"adi 3 aprille (...) pagati ad uno vedriar de Reggio a coto de otto vedriate hanca a fare nella rocha de Scandiano"

"adi 20 maggio (...) calcina bianca per imbiancare la salla et chamere de la rocha di Scandiano"

"adi 14 dº, per undici assi de rovera per far il ponto alla rocca"

"adi 20 dº (...) quatro fenestre grande doppie et una porta alla salla grande"

"adi 13 maggio 1560 (...) usci n° 14 fodrati - Fenestre n°8 alle camere di sopra - opere n°5 per conzar la stalla granda"

"adi 16 giugno (...) fenestre n° 12 tra grande e piciole - una fenestra da basso e due porte - usci n° 11 tra alto e basso - una scala et un pezolo de sopra - una rastelera et un rastelo per andare in giardino - opere 4 per la ponticella verso tresenaro"

" (...) per far taveloni per bisogno della scalla della rocha di Scandiano"

 

Questi lavori alla Rocca vengono probabilmente effettuati per riparare i danni provocati dall'invasione degli spagnoli nel 1557, e sono documentati perchè finanziati dalla Camera Ducale Estense. Quest’ultima governa, per mezzo di reggenti, il feudo di Scandiano a causa della malattia di Ippolito, l’ultimo dei Boiardo, che morirà nel 1560.

1566 11 luglio

Biblioteca Bertoliana, Vicenza, Catastico, Archivio Thiene, mazzo 44, n° 1601.

Testamento di Ottavio Thiene, redatto prima di partire per la guerra in Ungheria, nello stesso anno in cui questo feudatario prende ufficialmente possesso di Scandiano. Vi si legge tra l’altro: "Ordina di esser sepolto in Scandiano, nella chiesa grande, al modo che parrà ai suoi eredi. (...) Debbonsi pagare ogni anno al Duca di Ferrara Ducati 3000 sino all’intero pagamento dello stato di Scandiano da esso acquistato, et le altre gravezze che si devono pagare".

Citato in: B.M.P.RE., Manoscritti Turri, C 38, F. Morsiani, Supplemento alla Cronaca di Scandiano di messer Geminiano Prampolini, 1740 circa.

1581 22 novembre

Londra, British Museum, Ms, Add. 22759, G.B. Aleotti, Dell’Architettura Libro V°.

Manoscritto conservato presso il British Museum, allegato ad una minuta del discorso sulla Atterratione del Po di Ferrara, e intitolato Dell’Architettura libro V. In questo lavoro, del quale non si conoscono gli altri volumi, Aleotti tratta problemi pratici legati a confini, servitù di passaggio, porte e finestre, grondaie, rapporti con le edificazioni preesistenti, fogne, acquedotti, e a tutte le leggi che regolano l’attività edilizia.

Nell’introduzione, intitolata Dove si tratta de le legi a l’architettore necessarie secondo la mente di Vitruvio, Aleotti afferma:

"Poichè mi è parso che prudentemente il sopra modo Eccelente padre di quest’arte Vitruvio nel Institutione de li Architettori considerasse che necessariamente è di mestiere che il buono Architettore sapia le legi appartenenti ad esso, come si vede nel primo libro di esso, al primo capitolo per le ragioni da esso adutte in esso luoco et conoscendo io ciò esser necessarissimo benchè tenga altra opinione Leon Battista Alberti, Architettor fiorentino, il quale benchè scrivesse assai cose apartenenti all’Architettura fece però poco o nulla di buono, come ne testificano l’opere da lui fatte et cittate da Giorgio Vasari pittor’Arettino né la vita di esso Leonbattista. Il qual Giorgio ampliamente ha scritto dé le vite de gli Architettori da Arnolfo di Lapo in qua il quale fu nel 1152 in circa, et veramente chi ben considera i scritti di Leon Battista vedrà che lo Architettor da esso pensato molto più mecanico è che quello di Vitruvio, il quale lo instituisce nel somo grado di eccelenza. Hora per tornar al proposito mio conoscendo esser [...] necessario a lo Architettore il sapere le raggioni à gli Edifitij apartenenti ho preso fatica di farli palese ciò che sentono i legisti intorno à le servitù che deono l’un et l’altro gli edificij civili detti da loro servitutes urbanor[...] et mi perdoneranno i professori di legge se in questa lingua io scuopro et fò palese in questa parte quello che con fatica di raggione dovrebono altri sudare per sapere: perciochè dovendo io far regole per le quali ottimo et ecelente possa essere un Architetto è necessario servirlo in questo idioma, perchè oggi dì quelli che al studio de la Architettura attendono tutti sono ò pittori ò scultori ò intagliatori di legname et simili gente, per lo più che non intendono la lingua latina. Ben è vero che se io [...] per testimonio qui le legi necessarie non le farò vulgari altramente sì perchè parmi che chi più su del parer mio vorà ricercare debbia affaticarsi si anco perchè a le volte non si può cossì ben dar il senso a certe parole lattine che glié necessario in questa lingua, serà ben abastanza se tanto di luce li serà porto da me che si possano guardare da gli erori che continuamente producono liti et controversie. À questo dunque daremo principio sperandone felice aiuto dal somo donattore di tutti i beni".

Segnalato in: J.Schlosser Magnino, La letteratura artistica, (Wien, 1924), Firenze 1979, p.424.

1588 27 giugno

A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari, busta 1382.

Lettera di Giulio da Thiene, scritta da Pesaro.

"Al mio ritorno a ponte di Ferrara dove son stato in punto a tre mesi chiamato da quel Prencipe per cagione delle sue fortificazioni et altre cose, et debbo ritornarmi al prossimo settembre, ho avuta qui in Pesaro la lettera di V.S.Ill.ma [...] raccomandatione del S.r Antonio Lazzarini da [...] Melone acciò possa havere il Commissariato del Stato del S.r Marchese di Scandiano mio cugino al quale era stato preposto dal Ecc.mo S.r Don Cesare d’Este per persona di molto valore e bontà (...)".

1588 22 agosto

A.S.Mo., Archivi Militari, busta 246, Giulio Thiene, Trattato sulle fortificazioni di Ferrara, 1588.

Giulio da Thiene redige un Trattato sulle fortificazioni di Ferrara, che invia al duca di Ferrara.

"Perchè alli mesi passati, mentre io era in Ferrara, doppo fattasi da V.A. risolutione che si dovessero fare di là dal Po li quattro Bellouardi, che dal Portello si stendessro col loro recinto fin à Castel Nuovo, mi deliberai, per il desiderio che ho di servire V.A. in tutte le cose, et hora particolarmente nella Fortificatione di Ferrara, la quale so quanto le sia a cuore, di riconoscere di nuovo diligentemente tutto il sito dio dentro alla città vicino alle mura; dal Bellouardo di Castel Nuovo, fin a quello di S.Giorgio, et anche per tutto all’incontro di là dal Po (...)".

Al trattato sono allegati alcuni disegni acquerellati che rappresentano i baluardi della città.

1599 19 dicembre

A.S.Mo. Archivi per Materie, Ingegneri, busta 1, Aleotti.

Giovan Battista Aleotti scrive da Ferrara al marchese Bentivoglio. Oltre a descrivere certi lavori di bonifica e di irregimentazione delle acque e a domandare "una copia del disegno del paese di Gualtieri", scrive che quando a Ferrara "ci sarà il S.re Marchese di Scandiano spero mandargli il dissegno de la Rocha che quest’huomo pensa di fare". Si tratta con molta probabilità del primo progetto conservato a Ferrara presso la Biblioteca Ariostea.

s.d. (circa 1600) Ill. n° 1

Biblioteca Ariostea, Ferrara, Raccolta Aleotti, H5, n°160

"Pianta della Rocca di Scandiano".

Si tratta del primo progetto di ampliamento della rocca, con le torri angolari nello stile di quelle del castello della Mesola e i grandi stalloni a nord. Databile in base alla lettera citata nella voce precedente.

Citata in: H.Van Bergejik, La prima metà del ‘600: dal castello al Palazzo, in A.Biondi (a cura di), Il Palazzo Ducale di Modena, Modena, 1987, p. 201.

1604 4 gennaio

A.S.Mo. - Archivio per materie - Ingegneri - Busta 1: Aleotti

Lettera di Giovan Battista Aleotti da Scandiano al Marchese Bentivoglio ,in cui si accenna al "ritorno a Modona del Ill.mo Sig. Marchese di Scandiano",. In questa lettera, come in tante altre, Aleotti richiede di essere favorito dal Marchese nell’assegnazione di lavori ("acciò la sua ottima mercede") e nella concessione di favori legati al pagamento di una casa. Aleotti dice di non riuscire a pagare con lo stipendio attuale questa casa e gli studi di suo figlio a Perugia, così chiede "di farmi gratia della casa in dono in luogo del luogo della punta".

1606 ... aprile

A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari,, busta 1382.

Giulio Thiene annuncia al duca d’Este che si è concluso "il negoziato del matrimonio della S.a Camilla Sogari et Ottavio mio figlio".

1606 ... settembre

A.S.Mo. Archivio per materie - Ingegneri - Busta 1: Aleotti

Lettera di Giovan Battista Aleotti da Ferrara, datata 3 aprile 1607, in cui si fa cenno a informazioni lasciate "in mano di M. Giulio (...) nell’occasione del mio ritorno da Scandiano il passato settembre".

M. Giulio sta certamente per Marchese Giulio Thiene, al quale molto spesso Aleotti si riferisce nella corrispondenza con il Marchese Bentivoglio.

1608 ... settembre

A.S.Mo. Particolari - Busta 1382

Lettera di Giulio Thiene in cui si parla della "morte della S.ra Camilla mia nuora accaduta hier notte alle 7 hore per un improvviso incidente apoplettico, la quale perdita si è duplicata essendone successo anca l’aborto di un figlio maschio che era pervenuto ai sette mesi". Altre lettere successive descrivono lo stesso avvenimento.

1609 ... febbraio

A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari, busta 1382.

Lettera di Giulio Thiene in cui chiede al duca di Modena di affittargli il palazzo fino ad allora abitato da Donna Violante. Potrebbe trattarsi del Palazzo Schifanoia a Ferrara, dove i Thiene risiederanno fino al 1623.

Il duca risponde dicendo di non aver "fatta alcuna riflessione sopra il detto palazzo".

1610 18 marzo

A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari, busta 1382

Lettera non firmata, allegata ad una di Giulio Thiene, in cui si chiede al duca d’Este di revocare certe "grida" che imporrebbero ai cittadini di Mirandola, e quindi anche al capomastro del cantiere della rocca di Scandiano, di far ritorno alla loro città per lavorare alle fabbriche ducali. In particolare si legge: "sono circa dodici anni che il Marchese di Scandiano condusse per capomastro delle sue fabbriche nel detto luogo M.r Gio. Marco Baccarelli il quale obbligò per cinque anni continui la persona sua et insieme quella di suo fratello murator anch’esso per il salario di quindici scudi il mese (...) mancando all’obbligo e debito loro pregiudicate al progresso delle fabbriche di Scandiano l’opera delle quali premeva grandemente al med. Marchese".

Citato in: O. Rombaldi, Il Marchesato di Scandiano e il governo dei Thiene, in Cesare Magati, Medico e religioso, Roma, 1978.

s.d. (circa 1610-1615) Ill. n° 3

Biblioteca Ariostea, Ferrara, Raccolta Aleotti, H5, n°161

Questo disegno conservato assieme a quello del 1600 rappresenta esclusivamente la parte della nuova progettazione dell’angolo sud-est. È visibile all’estrema sinistra lo scalone monumentale, rappresentato qui in forma di chiocciola a base quadrata, simile a quella che avevamo già visto nel primo progetto. A questo scalone si prevede l’accesso tramite una rampa che parte da un ambiente a piano terra e che nel progetto è visibile alzando una linguetta di carta che la copre.

Questa pianta può essere databile agli anni precedenti al 1620; fa già riferimento infatti ad una maggiore profondità dell’ala sud dovuta certamente alla avvenuta edificazione della parte di sud-ovest, con la "Torre Nova" e le "camere nove", documentate nell'"Inventario di tutti i Beni del Marchese Giulio Thiene" redatto nel 1620.

s.d. (circa 1615) Ill. n° 4 e 5

A.S.Mo., Mappe e Disegni, Grandi Mappe, n° 162, Pianta ultima della Rocca di Scandiano, cm. 79 x 81.

In questo progetto Aleotti propone una dilatazione smisurata della nuova ala est, che diventa, in questo progetto, lunga quasi 120 metri come la facciata sud, la realizzazione di due nuovi cortili interni, tre torri angolari ed una grande chiesa con pianta a croce greca. Per lo scalone, che ha inizio direttamente dalla loggia del cortile vecchio, l’architetto propone una forma mistilinea estremamente complessa all’interno di un ambiente a pianta ovata. Sullo stesso progetto è parzialmente incollata una seconda versione della parte nord, che presenta solo lievi modifiche rispetto alla prima. In entrambe le varianti viene progettato un piccolo "cortiletto segreto". Molti particolari schizzati e dislocati alternativamente in diverse posizioni fanno pensare ad una serie di appunti o proposte, elaborate dall’architetto prima di una stesura definitiva.

Pubblicata in: La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò dell’Abate, Reggio E. 1982.

s.d. (circa 1615) Ill. n° 6

A.S.Mo., Mappe e Disegni, Topografie di città, n° 40, Pianta della Rocca di Scandiano, Progetto.

Si tratta di un’altra versione dello stesso progetto. L’unica variante di rilievo è la forma dello scalone, che assume la pianta circolare. Questo disegno, anche se non si può attribuire ad Aleotti come i precedenti (appare infatti realizzato da una mano più incerta, e con un lessico meno corretto) risulta molto interessante perchè mostra chiaramente, distinte da differenti colori, due diverse parti della rocca. L’ala già terminata è quella a sud-ovest, dal torrione allo scalone, mentre ancora da edificare appare tutta la parte rimanente della facciata sud.

1619 3 settembre

A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari, busta 1384.

Lettera di Ottavio Thiene al duca di Modena, con la quale comunica la morte del padre, il marchese Giulio: "è piaciuto a Dio Benedetto di chiamare a sè l’anima del S.r Marchese mio P.re dopo tanti tormenti, che ha patiti da che hebbe la percossa della caduta di carrozza e principalmente della gotta".

1619 8 ottobre

A.S.C.Mo., G. Spaccini, Cronaca, Vol. VI, 1616-1620

"Doppo che il marchese di Scandiano è morto il figlio à licenziato tutta la famiglia, né lui sta troppo bene di gotta. Il Card. Pio incognito è venuto a visitarlo a Scandiano".

1620 ... ...

A.S.Re., Archivio notarile Ippolito Bertolotti, b.3529.

"Inventario dei beni del marchese Giulio Thiene" redatto dal notaio Ippolito Bertolotti dopo la morte del marchese Giulio Thiene, probabilmente all’atto dell’insediamento del successore Ottavio II.

Vengono censite le stanze:

"Sala grande (...), camera detta della chiesa (...), il Paradiso (...), camera presso il Paradiso (...), 2ª camera detta il Pavaione (...), 3ª camera (...), camera Scaiola (...), saletta della Chiesa (...), camera detta la Cendalina (...), camera presso la torre (...), la torre Nova (...), camera presso la Cendalina (...), camera presso alla detta (...), camera della torre vecchia (...), saletta (...)" ed infine quattro altre stanze non nominate.

Questo documento permette di datare con una certa sicurezza il torrione e l’ala sud-ovest, le cosiddette "camere nove", al secondo decennio del seicento. Infatti queste ultime camere risultano arredate e tappezzate di nuovo, con cendalina, teletta di napoli e ormesino, a differenza delle altre delle quali vengono descritti i paramenti vecchi e logori. Il torrione inoltre viene chiamato nell’inventario "torre nova", con ciò facendo intendere la sua recente edificazione.

Citato in: G. Prampolini, Gli affreschi di Nicolò dell’Abate, in La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò dell’Abate, Reggio E. 1982, p. 106.

1620 27 aprile

A.S.Mo. - Archivio per materie - Ingegneri - Busta 1: Aleotti

Lettera di Giovan Battista Aleotti al Marchese Bentivoglio, scritta da Scandiano, in cui si parla di questioni legate a problemi familiari, pagamenti di terre ed eredità.

1620 16 maggio Ill. n° 63

A.S.C.B.Fe., Conservatoria della Bonificazione , Miscellanea in materia d’acque ferraresi, Scritture d’acque ferraresi, Vol.III, a cura di Alberto Penna.

Relazione inviata da Giovan Battista Aleotti al marchese Ottavio II Thiene, nella quale l’architetto espone lo stato dei lavori nel cantiere della rocca in vista del prossimo ingesso del nuovo feudatario a Scandiano. Il documento è contenuto all’interno del terzo tomo di una raccolta curata da Alberto Penna, amministratore pubblico e storico ferrarese, nella metà del seicento.

 

Rellazione

All’ Illustrissimo Signore Marchese di Scandiano

Adi 16 Maggio 1620

Ill.mo S.re et padr.e mio Coll.mo,

 

Risposi a V.S. Ill.ma dà Scandiano col rittorno di m. Alberto Morelli suo strozziere à quelle parti delli ordini (ch’ella si compiacque darmi quando vi andai) che havevo eseguiti, et hora che sono tornato di là rifferisco a V.S. Ill.ma quello che allora non si era fatto ancora, cioè.

Che prima che io mi sia partito gli muratori hanno armata la volta della scala con gli cintoni, ma non potarà andare inanti se V.S.Ill.ma non gli manda quella provvisione di grisuole che anticipatamente essi gli dimandarono, perchè ella sà che non nascono canne in questo paese. Et parmi d’haverli così bene informati di quello che essi hanno a fare per hora se già non sono più che ignoranti, onde bastarà ch’io gli rivegga quando saran su di stabilirla, poi che essi non ponno capire tanto, per haverlo ad eseguire di qua à quattro ò cinque mesi, et forse più.

Le volte delle cucine sono fatte, et se i cammini sgombreran bene i forni (poi che mi paiono alquanto stretti) spero che il resto riuscirà benissimo.

Et perchè come ella sa si ha un transito dentro e fuori dalla Rocca, per una delle finestre della Rocca nova, io ho dato ordine che mastro Nicolò facci un pezzo di ponte dentro della fossa al diritto della porta, et facci la porta, o almeno una sempra, per poter tirar via quel transito, resta solo ch’ella ciò comandi, acciò si levi quel transito di tutte le genti che vengon et vanno alla Torresella et al Gesso: et se a lei parrà che s’esseguisca quanto havea detterminato il già signore Marchese suo padre di gloriosa memoria si farà ad essa porta un ponte che farà ponte e porta, d’essempio di che essa lo potrà vedere nell’ingresso della cittadella qui di Ferrara, che un tale ne feci in detto luogo alli anni prossimi passati.

Resterà che V.S.Ill.ma comandi che gli muratori solecitino di fornire la scala nuova perchè sia finita quando ella andarà a fare la sua entrata solenne a Scandiano, o né fossi dovran concorrere principi, cardinali et molte nobiltà.

In ciò debbo ricordare che senza i scallini la scala non si può finire onde però è necessario dar ordini che si faccino, overo dettermini di farli in pietra cotta, acciò nella corrente staggione si possono far le pietre alle fornaci.

Si come debbo ricordarvi esser necessario dar ordine della ballaustrata dell’anima della scala perchè sia all’ordine quando sarà fatta la statua del cavallo, senza la quale la scala non sarebe finita.

Il scultore havea principiato il modello d’una delle due figure che vanno nell’ingresso della scala, et il dissegno ho mostrato io a lei com’assai mi è piaciuto il modello, ch’egli facea ne la mia partita da Scandiano.

La facciata diffuori, quanto tiene la sala verso del Gesso, no si può finire senza farci la sua cornice onde però poi che mastro Nicolò e quanti assari, sarà necessario che si finisca per poter stabbilire quella facciata et disarmarla.

La ringhiera che và sopra la porta verso il Gesso si dovrebbe fare di pietra viva ma perchè costaria assai et porterà tempo molto bisognerebbe darne qualche ordine. Si come conviene ch’ella sappia che il signore suo padre havea detterminato di farla di rovere la quale servirà per molti anni poi che ella sempre si potrà far di pietra, et questo a V.S.Ill.ma s’aspetta di detterminarlo.

Non ho lasciato ordine di voltare la sala nova poi che veggo i maestri molto occupati per quest’anno ma (occorrendo) farò quanto conviene, è ben vero che essendo coperta et coprendo il coperto di essa molte stanze per ufficij di casa, et per foresterie, sarà bene per comodo della sua casa il finire tutti gli alloggi compresi sotto detto coperto, a gusto et volontà di lei.

Ho visitato il fiume Secchia, i lavori che si fanno nel qual luogo per mano del signore Bernardino Malatesta suo servitore han fatto gran serramento, alla parte contigua ad esso dal lato di Scandiano onde parmi che detto Malatesta si porti molto bene, et glieli ho lodati assai per inanimirlo, mà conviene che V.S.Ill.ma talvolta non sempe comandi che bisognandoli qualche albero grosso gli possa havere quando princippia quei rippari. Lo stato della sudetta ripa è migliorato notabilmente et gli ho lasciato il mio parere per la manutenzione di detta ripa alla quale non lavora di presente perchè in campagna non si trova (per ancora) da mangiar per le bestie. Così anco a Trisinara la quale ho trovato in buon stato essendo che dissopra dal mollino di Fellegara il fiume ha fatto tregua nè più rode verso i crivelli dal stradone in giù et se bene pare che si accosti al mollino sopra la Botte per la quale passa l’acqua del canale che va a Reggio, nondimeno non gli fa danno nottabile.

Et se detto Malatesta continuarà (come gli ho dato il parer mio) in allongare le chiuse fatte in capo della via delle pioppe come gli ordinai l’anno prossimo passato d’ordine del signore marchese di Ferrara medesimo spero ch’egli assicurerà ottimamente quella parte, ma tra gli altri lavori gli ho lasciato ordine che farei un chiusone di muro sopra il volte della sudetta Botte, et questo sarà ottimo ripparo per la manutenzione di detto molino, à i quali ordini vi si tornò presente il signore Dottor Bertolano.

Sono anco stato alla Viezza, et quando pure V.S.Ill.ma dettermini che si facci un granaro in detto luogo ho considerato non potersi far meglio quanto fare un muro delli sassi (ch’ivi si trovano sul fiume) dietro al frontespizio dell hostaria, facendovi un coperto in un lato poi che in detto luogo ha legname in abondanza e sassi senza comperarli onde la spesa che in coppi, tavelle, et maestranza sarà leggieri, et il magazzino sicuro, et potrà tenere quivi 200, 300, et più moggia di formento perchè si terrà in terra et basterà farvi un muro che in gronda sia solo alto braccia 4; et sparagnerassi l’affitto della casa, et la spesa di portar su il granaro, i formenti, et quelli del portarli giù, il che importerà assai, ch’a far solari in quella casa dell’hostaria si farà forse maggior spesa, non si farà granaro per più di 50 overo 60 moggia, s’incomoderebbe quell hostaria et dio sa che i muri di essa regessero il peso. oltre che la spesa sarebbe altretanto grave (per parer mio) di danno all hostaria et di manc’utile al servitio di V.S.Ill.ma.

Ho visitato la strada dove Trisinaro la tira giù in luogo detto il Fracollino (se però non erro) per andare da Arceto à Scandiano et gli dirò essere necessarissimo il provedervi non con chiuse e rippari di Bercoli ma con tre o quatro sproni di muro per non perdere la dirittura della medesima strada per la quale non si può passare con carrozze e carri senza qualche pericolo et perchè il signore marchese di buona memoria havea comandato anche lui che ad ogni modo volea che si mantenesse colui che ivi ha il suo campo non vi metterebbe una sol mano per rippararla, e pure si tratta del suo interesse, et è interesse pubblico et belezza del paese il mantenere la dirittura di essa. Io direi che non fosse male per farlo concorere à qualche parte d’aiuto, che ella comandasse al sudetto Malatesta che palinasse una nuova strada su quel campo mostrando di voler rittirare detta strada, che quanto maggior danno si mostrerà di farvi et la pallinata tanto più facilmente si tirerà il padrone del campo a contribuire alla spesa, alla quale la comunità di Scandiano forse starà renittente aducendo essere consueto il rittirarsi in caso di ruina che faccia il fiume non con la borsa del pubblico rippare i campi contigui delli interessati e pure come ho detto conviene rippararvi per non lasciare che detto fiume la tiri in ruina tottale. Et questo bisogna sia fatto quando V.S.Ill.ma andarà a Scandiano perchè ella possa passare senza pericolo nissuni et che sia per sempre assicurato.

Ho livellato la strada di San Gioseffo dalla via dei sassi fin in piazza et havevo meco mastro Tullio il quale ho lasciato informato di quanto s’ha ad abassare in ogni parte, la qual strada si come ella diventarebbe la più bella parte di Scandiano così anco converrebbe sellegarla mà la spesa (rispettivamente) sarebbe grave massimamente per la parte a lei spettante per rispetto della gran longhezza della sua stalla nova. Et il proffilo è qui congiunto, il quale bisognerà mandare a m.ro Tullio con l’ordine di quello che s’havrà da esseguire d’ordine di lei che vi è Signore.

Ho considerato in oltre à quanto V.S.Ill.ma mi comandò intorno al fare una piazza nova per bisogno del castello essendo necessario tanto che non si può dire maggiormente stando che il letto di Trisinara è più alto della via delle pioppe circa 3 brazza, et quindi è che talvolta il fiume rompe et inonda la piazza che è nello stesso piano di detta via delle pioppe et ho ridotto il parer mio in dissegno, come V.S.Ill.ma vedrà, si come ho considerato et nottato in esso come si potrebbe cingere Scandiano di fossa con un arginello quasi che un terrappieno come si vede che stanno Cento, La Pieve, Santa Agata, Crevalcore, et altri luoghi.

Ho anco considerato quanto sarebbe bene il stroppare la fossa vecchia del castello, et come sarebbe necessario (non lo facendo) ricavarla, spesa grave et poco utile, et forse danno alle convicine case perchè il movere quella palude che in essa si trova renderebbe fettore et forse caggionarebbe malatie a quelle genti che vi habitano; senza che dovendosi portar via la terra che si caverebbe con lei portare dè buona gravezza à contadini, angustiati dalle fabbriche necessarie della Rocca et dè fiumi onde per ciò hindicarei meglio stropparla con la torbida del fiume, et l’escavazione farla come in dissegno ella vede per sicurezza maggiore di tutte le case di Scandiano la maggior parte delle quali sono fuori del castello com’ella sà, che otturando detta fossa, et principiando un nuovo recinto di fosse d’intorno che mostrasse d’assicurar ogni uno forse puntezza né citadini i quali come vi acconsentissero di buona voglia sarebbe gran giovamento al disporre i contadini; mà questa scavazzione di fosse forse non si potrebbe fare in un ò due anni assai, onde la manifattura per grande che sia (rispettivamente) non parrebbe tanto grave. Et dal dar principio à cotale scavazione si conoscerebbe in lei un animo generoso di voler accomodare perpetuamente il castello di Scandiano a perpetua mem.a di lei, essendo che (come ella dal dissegno comprenderà) ne verrà bellezza, et sicurezza tale al castel di Scandiano che maggiore non ha ricevuto da nissun suo antecessore mà serviggio maggiore non gli potrà fare nissun suo successore come dal proprio dissegno ella facimente comprenderà poi che s’agrandirà di case, di strade, di piazza et di circuito con magnificenza et con spesa dà suditi fattibile, con tempo. Et come (così ordindndo ella si debba diffare il portone di San Gioseffo resterà molto ben chiusa la terra com’ella vedrà, et la chiesa della Crocetta verrà dentro di essa et fuori si potrà fare il convento dei capuccini colà verso le case delli Usuardi. Il dissegno del portone da me fatto è lo incluso.

Restami a dire a V.S.Ill.ma che volendo ella fare qualche segno di straordinaria allegrezza nella sua entrata solenne andarei dubitando che il fare un abattimento d’un castello od una [...] ò cosa simile (com’anco in una mia dà Scandiano gli accenai, che non ci fosse per riuscire di quell’eccellenza che veggo convenirsi alla nobiltà et qualità sua per diffetto particullare d’huomini pratichi tanto di tal sorte d’esercitio militare che facessero restar sodisfatti i Principi d’Este, et l’altra nobiltà che vi si potrebbe ritrovare, onde però consiglierei V.S.Ill.ma piutosto à fare qualche accione scenica con qualche [...] apparente com’habbiam fatto talhora su la Sala grande di Ferrara per servizio del signore Enzo, ch’alhora non era cavaliere di tittolo et di grado com’ella è di presente, et se riguarda ben bene che forse non have ne occasione ne modo di fare quanto ella ha, et tiene di presente, perchè nella propria casa sua si troverà luogo capace, et tra dè suoi et de parenti et amici havrà modo di porre insieme habiti vestimenti et livree dà vestire i personaggi con quasi niente di spesa. Il che è parte di tutto il dispendio principale. Ella hà sù le posessioni in molti luoghi legnami che sè se ne taglierano per il bisogno et se si segarano dell’asse tutte poi serviran alla fabrica onde della spesa ch’altri suole gettare in così fatte cose ella non solo non la manderà a male mà servirà alla fabrica ottimamente et siamo sicuri che riuscirà in eccellenza et che apportarà gran sodisfazione à le genti del paese, cioè di Modena di Reggio et dè convicini paesi apportandovi V.S.Ill.ma novità a loro novissime piene di quei stuppori et di quelle meraviglie ch’ella sà ch’io ho fatte vedere quando ha fatto di bisogno. Mà volendo in ciò riuscire, sarebbe necessario havere molte assi sottili di pioppa per sparagnare i dannari che si spenderebero in asse di abete, mà bisognerebbe rissolvessi quanto prima et farle tagliare et segar subito per che si seccassero per poterle lavorare. So che in casa s’havran forse lenzuoli vechi che più non sono buoni et che à buon prezzo s’han delle tele grosse in paese et che li ferri che s’adoprerano serviran puoi anco alla fabrica, et per quanto s’aspetta à me di dire in ciò il parer mio loderei più assai un’azzione tale che qual si voglia altri, et quando pure s’havesse à fare una bataglia la farei navale, potendo noi havere l’acqua dal fiume et potendola tirare nel cortile novo a nostra volontà, nè parmi che altro vi mancasse che un poeta, mà sò che a lei non mancaran mai persone tali, onde basterà che si disponga che i signori Alessandri Guarini, il Segretario di Mons. Ill.mo Cardinale Pio non gli mancarano, restarebbe à far elletione (col parer di signori tali) del poema da reccitare, et chi la dovrà metter in scena, et lasciar a mè la cura di farla riuscir mirabile, et sarebbe bene (dovendosi fare) rissolversi quanto prima, perchè il tempo non ci manchi. Et è meglio far cosa tale per parer mio perchè sò certo, et mi prometto sicuram. che no potrà fare accione che gli arechi maggior ripputazione che una cosa tale, come forse ella conoscerà se vi rumina sopra. Il che però dovendo deppendere dalla volontà di lei starò io attendendo quello che ella comandarà. Con che fra tanto augurandole sanità et gratia da Dio di felice prolle, gli faccio humilissimamente la dovuta riverenza.

Di casa questo dì 16 di maggio 1620

Di V.S.Ill.ma Gio Batt.a Aleotti

Devotissimo Servitore perpetuo detto l’Argenta

1620 maggio Ill. n° 8

A.S.Mo., Mappe e Disegni, n° 161, Pianta di Scandiano, cm 180 x 84.

In questa pianta, probabilmente allegata alla precedente relazione, Aleotti illustra un progetto urbanistico che coinvolge non solo la cosiddetta "Rocca Nuova" ma tutto il paese di Scandiano. In questa rappresentazione il progetto risulta ridimensionato rispetto ai precedenti, viene eliminata infatti l’ala nord che comprende il secondo "cortile nuovo" così che la torre di nord-est e la chiesa risultano spostate verso sud.

L’aspetto più interessante è il progetto urbanistico che coinvolge l’intero paese di Scandiano, che si prevede di espandere verso est con la realizzazione di nuovi quartieri dalla forma regolare e simmetrica. Viene progettata soprattutto una grande piazza porticata, proprio in fronte alla nuova facciata est, simile a quella già realizzata da Aleotti a Gualtieri.

Pubblicata in: La Rocca di Scandiano e gli affreschi di Nicolò dell’Abate, Reggio E. 1982.

1622 15 ottobre

A.S.C.Mo., G.B.. Spaccini, Cronaca, Vol.VI, 1616-1620.

In questo manoscritto, alla data 15 e 16 ottobre 1622, il cronista modenese Spaccini descrive un viaggio a Scandiano di un non meglio identificato "Capitano" assieme ad altri personaggi della corte estense (il manoscritto è piuttosto rovinato e alcune pagine sono poco leggibili), che si recano a visitare il luogo dove sorgerà la Chiesa dei Cappuccini:

"Dopo disinato ripartissero in carrozza et andassero à Scandiano, andassero alla Palazzina, ma no vi era la S.ra Zia Isabella (...), appresso in un certo promontorio vedessero cominciare la Chiesa di R.R. P.ri Capuccini e piantatatale le Croci (...) prima erano stati in sito più basso e brutto (...) ma questo di hora è bellissimo, dicono che sarà il più bello della Provintia, e (...) bonissima aria, il Marchese vi viene e vi ha gusto grandissimo per essere sua fabrica, e la prima c’habbia mai fatto e per si faccia no perdona a niente".

1622 16 ottobre

A.S.C.Mo., G.B.. Spaccini, Cronaca, Vol.VI, 1616-1620.

Il giorno successivo, i viaggiatori si recano ad ammirare anche i lavori alla rocca:

"Andassero a Messa in carrozza a San Gioseffo di Scandiano poi dentro alla loro chiesa Parrocchiale, dove stavano in Rocca un poco et vedessero la fabrica, (...), e poi andavero a spasso dietro la Strada delle Pioppe col pittore Lod. Lana e Gio. Batta Genovese scultore".

Lo scultore è probabilmente Gio Batta Pontelli che in quegli anni sta realizzando le statue dello scalone e dell’ingresso (vedi 27 maggio 1625).

Citato in: G. Campori, Artisti italiani e stranieri alla Corte Estense, Modena, 1855.

s.d. (circa 1623) Ill. n° 14

A.S.Mo., Rettori dello Stato, Reggiano, Scandiano, busta 12.

Disegno di una balaustra con scala in "Piedi n° 3 de Ferrara": la scrittura sul retro, che lo definisce come "Balaustrata dela schala de Schandiano", è quella di Antonio Vacchi. Sul retro del disegno è abbozzato a matita quello che appare come un progetto per l’edicola che contiene le statue.

1623 ...

A.S.Mo., Fabbriche e Villeggiature, busta 69.

Antonio Vacchi scrive alla Camera Ducale dal cantiere della rocca di Scandiano descrivendo i lavori che sono stati eseguiti e quelli ancora da ultimare, e definisce la relazione come "Notta dela roba che son fora dopera alla fabrica di Scandiano alla morte del S.re Marchese ..... e de quelo che son derisito a fare in detta fabrica".

Cita tra gli altri lavori da terminare: "il coperto del camaron in cappo alla salla" e la "coperta in capo alla saleta che ne è fatte de novo la volta". Mancherebbero anche gli "schalini de malmore per la schala nuova ni ne mancha n°5 longi B. 8 2/3 largi on. 8 alti on. 3 1/2 di mesura di Ferrara. e più vi amancha pezzi n° 20 longi on. 18 da la su detta misura. à sj il piede. E più lastra per agiungere scalini che son streti on. n° 14 longa on. 6 1/2 à sj il piede."

Inoltre parlando delle maestranze che sono state già pagate dal marchese, il Vacchi cita: "Il taliapietra viva che lavora acomodare i scalini dela scala di malmere una iustina il giorno, la spesa, il comodamento di sua feri, è il logiamento. Il scultore che à de già fenito le statue di nichi pecenine che son dietero à deta schala, ni neresta da fare de più grande con uno cavale in mezzo alla cima dela schala con il S.re Marchese in cima, cosi dice che ave hordene, ha detto che senz’ opera resta, è venga da V.A. Ser.ma per avere ordene de quale avera a fare, nè serve più di esse Sig.e."

Le statue delle "nichi pecenine" che lo scultore ha già finito sono quelle delle nicchie piccole che si trovano sovrapposte a due a due tra le colonne.

Una copia della stessa relazione è conservata in: Archivi per Materie, Ingegneri, Busta N° 5, Vacchi

1623 ... Ill. n° 7

A.S.Mo., Mappe e Disegni, Grandi Mappe, n°107, Pianta parziale della Rocca di Scandiano, cm. 144 x 76.

Si tratta della rappresentazione dello stato dei lavori al momento della morte dell’ultimo marchese Thiene, nel 1623. Le didascalie che compaiono nella pianta rappresentano infatti la stessa situazione descritta nelle relazioni di Antonio Vacchi dal cantiere di Scandiano. Nel retro è visibile uno scritto di Vacchi (la calligrafia è identica a quella delle lettere già citate) che definisce il disegno "Parte dela pianta del Palazo di Schandiano" e un appunto in cui viene calcolata l’altezza degli scalini necessari per arrivare "dal piano di terra al piano della salla".

s.d. (circa 1623)

A.S.Mo., Cancelleria Ducale, Particolari, busta 184.

Documento che elenca i "Provvigionati dal Sig. Marchese di Scandiano", databile intorno al 1623 e contenuto per errore in una filza relativa ai Boiardo.

In un foglio staccato, senza data, si accenna allo scultore chiamato Gio. Batta Poncelli, "ch’ha fatto le 16 statue della scalla nuova. A q.sto il Sig.r Marchese dava la guisa del vivere, cioè un paulo il giorno di companatico, una misura di vino [...] et il pane ordinario à una bocca, et duc.ni 8 d’anf.o per ciascuna statua, et doveva ultimam.te fare un cavallo con il Marchese Giulio che doveva essere posto sopra la tromba della scalla".

1623 21 ottobre

A.S.Mo., Fabbriche e Villeggiature, busta 69.

Foglio staccato, con due diverse calligrafie. Le prime frasi sono di Prospero Pacchioni: "Gli scalini di braza 6_6 si dara la pietra di duoi pezi per sciascuno", "al lasta si dara in ragion di braza quadre in superfisia per lire 6-15 dando però gli dasi asento"

La seconda metà del documento, datata 21 ottobre 1623, è di mano di Antonio Vacchi che tratta ancora degli scalini e della lastra:

"Scalini n°5 che mancha alla scala di malmore di Scandiano son longe bª 6 1/2 luno large on 6 1/4 alti on. 2 4/5 à brace corente son tute bª 32 1/2 a 5 il bº come disopera son 162-10-0. E più pezzi n°20 de scalini che ni mancheno longi (...). bª 50 de lastra arequadrata grosa on.2 a 6-15 il bº (...)."

Vacchi parla anche di un "quadere da sepultura", probabilmente per la tomba del Marchese Ottavio Thiene e di una somma di denaro da richiedere al banchiere Rovigo "per andare a Verona a comprare e cardare e lavorare il marmo".

1624 4 gennaio

A.S.Mo. Rettori dello Stato - Reggiano - Scandiano - Busta 12

Lettera alla "Signora Marchesa di Scandiano", non firmata, nella quale si fa la "nota de le robe che si ritrovano ne la monecione de la Ill.ma S.ra Marchesa che fano bisogni per la fabricha de la roca di Scandiano prima pichi per ... desfar muraglie n. d. spesa"

Vengono descritti moltissimi materiali di cantiere: malta, badili, secchi, legnami, corde, scale, varie ferramenta. Alla fine vengono citati:

"filo di fero per li schalini de marmer n° 23, pesa libre 11", "modini per il chornisone de la faciata solo li chopi n° 22", "fenestri grandi per la chupola de la schala n° 8", "basi per le vedriade", "basi n° 8 per le sopra finestre dela deta cupola".

Lo scalone era quindi, nel 1623 alla morte del Marchese Ottavio II, già quasi terminato, ma i lavori continuano, probabilmente a rilento, negli anni successivi, sotto l’amministrazione diretta della Camera Ducale Estense.

1624 1 agosto

A.S.MO. Rettori dello Stato - Reggiano - Scandiano - Busta 12

Pergamena firmata da Andrea Codeboni con "suppliche" della Comunità Scandianese, riguardanti il nuovo ordinamento del feudo dopo la morte del marchese Ottavio II Thiene, indirizzata al Duca Cesare. Da quello che risulta dal documento gli scandianesi non sembrano aver molto amato la casata Thiene, le cui leggi e regolamenti vengono punto per punto rifiutati.

Vi si trova tra l’altro un preciso riferimento ai lavori nella Rocca:

"le fabbriche a Scandiano del signor Marchese Giulio Tieni erano così infinite che alla communità tutte pajino impossibili a perfecionarsi per la debolezza dei sudditi che venivano forzati con strane maniere a prestar opere e carreggi anco che queste tendessero solamente a voluptà sensuale. Et però esse ricorrono a supplicar V.A. Ser.ma voglia restar servita di dichiarar i sforzi sontro le suddette coità fatte per d.e fabriche nulle et ordinar assolutamente che per l’avenire sia riconosciuta la divozione dei sudditi dichiarandoli obbligati solamente alla reparazione di castello et non altrimente. Perchè altrimente vengono lasciati incolti i campi et i sudditi poco atti a soportare il decoro et spese per le proprie famiglie che molte vanno à male per li passati aggravji".

Una copia della stessa supplica, datata 1 agosto 1624 è conservata nella busta n° 3.

Citato parzialmente in:

O. Rombaldi, Il marchesato di Scandiano e il governo dei Thiene, in Cesare Magati, medico e religioso, Atti del convegno, Roma, 1978, p. 117.

G. Anceschi, Scandiano, in Storia illustrata di Reggio Emilia, R.S.M., 1987, p. 939.

1625 15 gennaio

A.S.Mo. Fabbriche e Villegiature. Busta 69

Lettera di Prospero Pacchioni in cui dice che farà "fare gli scali per la scala di Scandiano conformi le misure datemi dal Sig.r Antonio Vacha quando si ando à Verona à hordinar li pietri per detti conforme la sagomatura della sagoma ultimamente dattami da esso S.r Vacha quali schalini sarano ben lavorati batuti e ribatuti in conformità di quelli che son già stati fatti per detta scalla da altri, si farano in ragione di lire 1-10 il brazzo inntededomi a brazzo corente in longezza, et di largezza come sono stati hordinati p. police di detto sig. Antonio come di sopra che rimporta di lire 1-10 e fatto di mia mano. La lastra per agiungere largezza a detti scalini si farà per lire una il brazzo pur corente, et conforme la largezza che dev’essere, fasendomi sborsare danari conforme si lavora dandoli lavorati sula mia botega".

 

Alla lettera è allegata la sagoma di uno scalino, sulla quale si legge:

"questa è la sagoma deli schalini di lascha de malmer dela fabricha dela rocha di Schandiano (...) longe b. 6 on. 7 luno large da un chapo on. 13 da basso on. 5 et il largo va a man destra andando su per la schala (...) et mezzo n. 4 intieri. La gionta per li schalini che si ritrovano qui sine (...) n° 15 longe on. 15 luno et questi si meterano dal lato più streto dela schala la qual è larga cime di sopra la lastra per la gionta deli schalini vogliano eser n° 26 larg. da un chapo on.6 dal altra on.1 longo b. 48 luno".

1625 27 maggio

A.S.Mo. - Camera Ducale - Cassa Segreta - N° 3763

Ordine di pagamento di Lire 600 per "lo scultore che ha fatto sei statue a Scandiano, et ha nome Gio. Batt.a Pontelli".

1625 27 maggio

A.S.Mo. Fabbriche e Villegiature. Busta 69

Appunto di Prospero Pacchioni, allegato alla lettera del 15 gennaio: "Giunte de scalini n.ro 15 di logeza di on. 15 luno fano in tutti brazza 18 on. 9 in ragion di bologini trenta il brazo inportan 28-2-6. Scalini n.ro quatro longi siascun bª 6 on. fano in tutti bª 26 on. 4 in portano 39-6-4. Giunte n.ro 30 di logezza di bª 4 on. 8 p. siacuna fano bª 140 in ragione di bologini 20 il bº inportan 140 compresi li quatro atacate agli 4 scalini ...somano 207-8-10. Ho ricevuto aconto di sue fature in due volte, mi restano (...)"

In un altro foglio staccato, senza data, vi sono appunti di Antonio Vacchi riguardanti il trasporto delle pietre da Verona e i dazi pagati a Ferrara, a Finale e a Modena. Viene citata anche come creditrice la "botega del Pachion" , compresi i facchini ("i facini") per 24.15.

1634 20 aprile

A.S.Fe. Archivio Bentivoglio - Repertorio Generale

Nel Repertorio Generale dell’Archivio Bentivoglio alla data 20 aprile 1634 è segnalato un "Brevetto di Urbano 8° Pontefice col Marchesese Enzo Bentivoglio M.se di Scandiano di erigere nella sua Casa di Scandiano una Cappella con la facoltà di poter celebrare la Messa".

1634 13 maggio

A.S.Fe. - Archivio Bentivoglio - Patrimoniale - Lib. 130-1

"Inventario delli mobili che si ritrovano al presente nella Rocca di Scandiano venuti da Gualtieri".

I Bentivoglio nel 1634 "scambiano" il feudo di Gualtieri con quello di Scandiano. In questo inventario, il primo di una serie di sei che vengono redatti per questi feudatari, sono descritte le stanze:

"Camera sopra il Colonnello detta la Trota, dove habita la Signora Marchesa Anna (...), camera contigua (...), camera (...), camera (...), camera della cappellina (...), camerino (...), anticamera della torre (...), camerone della torre (...), camere di sopra li SS.ri (...), camera sopra il Marchese (...), partamento sopra quello della signora Marchesa Cattarina (...), prima camera (...), anticamera della torre (...), camerone sopra la torre (...), guardarobba della Signora Marchesa (...), salla vechia (...), camera con i camerini del Paradiso: prima (...), seconda camera (...), terza camera (...), quarta camera (...), saletta sopra la capelletta (...), camera di Staffieri (...), altra camera (...), terza camera (...), sala nova (...), camerone novo presso la sala nova (...), anticamera del Camerino dipinto (...), seconda camera (...), terza camera"

La definizione "Camera con i Camarini del Paradiso" fa supporre che il "Paradiso" fosse un appartamento, piuttosto che una sola stanza.

1634 18 ottobre

A.S.Mo. Rettori dello Stato - Reggiano - Scandiano

Lettera non firmata diretta al marchese di Scandiano nella quale si legge, tra l’altro: "Per difetto di calcina questa sua fabbrica non può tirarsi innanzi, onde è necessaria (...)". In questo documento si fa riferimento ai lavori alla Rocca, ripresi dai Bentivoglio dopo l’insediamento a Scandiano.

1634 11 dicembre

A.S.Fe. Archivio Bentivoglio - Lettere - Busta 240

Lettera di Antonio Pellicciari a Enzo Bentivoglio nella quale si legge: "Mastro Alfonso continuava a fare le armature ma habbiamo necessità delle asse. Circa il condurre i legnami grossi (...) si farà quale si puole per solecitar la fabrica".

1638 ...

A.S.Fe. - Archivio Bentivoglio - Patrimoniale - Lib. 130-1

"Inventario delle robbe che si ritrovano nella Rocca dell'Ecc.mo Sig. Marchese Bentivoglio consegnate al Mag. Sig. Gio. Barazzoni".

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera della torre (...), anticamera della torre (...), camerino appresso all’anticamera (...), camera dove mangiano li padroni (...), anticamera del Gesso (...), camera del Gesso (...), camera della cappellina (...), cappella (...), camera Scaiola (...), anticamera Scaiola (...), anticamera Trotta (...), camera Trotta (...), camera nuova verso la chiesa (...), 2ª camera nuova (...), saletta nuova (...), camera del Paradiso (...), 2ª camera del Paradiso (...), 3ª camera del Paradiso (...), ultima camera del Paradiso (...), prima camera dei Boiardi (...), seconda camera (...), terza camera (...), camerino dipinto (...), sala nuova (...), camerino della sala (...), camerone nuovo della sala "

La definizione "del Gesso", che si ritrova in questo ed in altri inventari successivi, si riferisce all’orientameno di certe camere che si affacciano a sud, verso il castello del Gesso.

1638 6 ottobre

A.S.Fe., Archivio Bentivoglio, Patrimoniale, Lib. 130-1.

"Inventario della mobilia che si ritrova nella Rocca di Scandiano consignata a M. Antonio Cigni Guardarobbiere d’ordine di Mons. Ill.mo Annibale e S.r Marchese Cornelio Bentivoglio"

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"saletta contigua alla galaria (...), prima camera contigua alla saletta che fu fatta di nuovo dal marchese (...), 2ª camera fatta di nuovo che guarda al derimpetto della chiesa (...), Il Paradiso: prima camera (...), seconda camera (...), terza camera (...), quarta camera (...), camera Trotta (...), camere della Scagliola: prima camera (...), 2ª camera (...), 3ª camera (...), saletta della Cappellina (...), camera della Torre (...), anticamera della camera della Torre (...), camerino per andare sopra la Torre (...), camarino sotto al suddetto (...), 2º camarino per andare sopra la Torre(...), Camera sopra l’anticamera della Torre (...), Camera sopra la camera della Torre (...), camera dove mangiano i padroni contigua all’anticamera della Torre (...), camere del Gesso: prima camera (...), seconda camera (...), camera avanti il camerino dipinto (...), camerino dipinto (...), camera contigua al camerino dipinto (...), camera contigua alla suddetta (...), camerino di Mad.ª Bianca(...)".

1639 15 febbraio

A.S.Fe., Archivio Bentivoglio, Patrimoniale, Lib. 130-1

"Inventario delle robbe che si ritrovano nella Rocca dell’Ecc.mo Marchese Bentivoglio consegnate al Sig. Giovanni Barazzoni"

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera della Torre (...), anticamera della Torre (...), camerino appresso all’anticamera (...), camera dove mangiano li Padroni (...), anticamera del Gesso (...), camera del Gesso (...), camera della cappellina (...), cappella (...), camera Scaiola (...), anticamera Scaiola (...), anticamera Trotta (...), camera Trotta (...), camera nuova verso la chiesa (...), 2ª camera nuova (...), saletta nuova (...), camera del Paradiso (...), 2ª camera del Paradiso (...), 3ª camera del Paradiso (...), ultima camera (...), prima camera dei Boiardi (...), seconda camera (...), terza camera (...), camerino dipinto (...), sala nuova (...), camerino della sala (...), camerone nuovo della sala (...)".

1640 14 ottobre

A.S.Fe., Archivio Bentivoglio, Patrimoniale, Lib. 130-1.

"Inventario delle robbe che si ritrovano nella Rocca di Scandiano consignate al Cap.º Gio. Corgi". Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera della torre di mezo (...), 2ª camera attaccata (...), 3ª camera dove si mangia (...), 4ª camera contigua verso il monte (...), 5ª camera attaccata (...), camera attaccata a quella ove si mangia della cappellina verso rocha vechia (...), 2ª camera attaccata verso rocha vechia (...), 3ª camera contigua (...), 4ª camera adherente (...), 5ª camera detta la Trotta (...), prima camera della Sala Vechia adherentev2ª camera contigua a dª sala (...), 3ª camera adherente (...), cortiletto (...), salone nuovo (...), 2ª camera contigua a detto salone (...), camerino dipinto (...), camere di mad.a Bianca su dalla scala di legno (...), camera nel Torrione sopra le [bugadere?] detta la busa (...), camera del torrione di sopra (...), 2ª camera contigua al dº torrione (...), 3ª camera verso la fabrica (...), 4ª camera (...), prima camera del Paradiso (...), 2ª camera contigua (...), 3ª camera (...), 4ª camera (...), camerino dietro le scalette nuove (...)".

1665 ...

A.S.Mo. Camera Ducale. Amministrazione Principi. n°1446

Nota delle spese fatte per la "venuta a soggiorno della Ser. ma Corte in Scandiano"., che comprende oltre a vino, legna e altri generi di vettovagliamento, anche spese "per aggiustar sei finestre, catenazzi e cose simili nelle camere e fatture al ponte della Rocca" .

1665 29 agosto

A.S.Mo. Amministrazione Principi - N° 1426

Nota di Giovanni Scaramuzzi, allegata ad un inventario, in cui si dichiara di aver "(...) consignato al vedriaro occhi di vetri n° cento ottantaquattro quali à meso in opera nelle fenestre in Rocha di Scandiano per servitio di S.A.S.ma e più li ò datto tutto il piombo lavorato che à fatto bisogno il dº vedriaro mi à meso una A di segno. Brochati e fili di fero e rasa del suo portato di mod.ª".

1666 26 luglio

A.S.Mo., Camera Ducale, Amministrazione Principi, n° 1421

"Inventario delle mobiglie et altro che si trova nela roca di Scandiano, consignate al Sig. Scaramuzzi"

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"(camera non nominata) (...), camerino presso a quello delle figure (...), salletta di sopra (...), (camera non nominata) (...), camera contigua al Paradiso (...), camera del Paradiso (...), camera contigua al Paradiso (...), camarino contiguo (...), altro camarino presso la scaletta (...), altro camarino pur contiguo alla scaletta (...), camera del cantone - La Trotta (...), camera contigua (...), camera annessa (...), altra camera pur annessa alla medesima (...), camera della Chiesiola (...), camera della Torre (...), camera contigua alla detta (...), camarino contiguo (...), camera contigua (...), camera non nominata) (...), camera contigua (...)".

1671 10 ottobre

A.S.Mo., Camera Ducale, Amministrazione della Casa, Guardaroba, n° 270.

"Inventario di mobili di Scandiano" È contenuto in un fascicolo che comprende anche gli inventari dei palazzi di Modena e Rivalta.

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera vicina al camarino delle pitture (...), camera dirimpetto alla loggia di sopra (...), camera ove è il teatrino (...), camerino (...), camera contigua (...), camera contigua (...), camera contigua (...), sala à parte sinistra (...), anticamera (...), cam. contigua a man destra (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), camera del cantone (...), camera contigua (...), altra camera (...), camera del Paradiso (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), altro camerino (...), camera (...), altra camera (...), camera contigua (...), camera della torre (...), camerino contiguo (...), camera del cantone (...), camera dell’orologio (...), camera della scaletta (...), andavino".

s.d. (circa 1673)

A.S.Mo., Camera Ducale, Amministrazione della Casa, Guardaroba, n° 270 bis.

"Inventario di mobili di Scandiano". Sembra essere il brogliaccio dal quale verrà tratto l’inventario del 3 febbraio 1673.

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera contigua al camarino delle pitture (...), altra camera (...), camera del teatrino (...), camerino della sala (...), camera contigua (...), altra camera (...), camera contigua (...), sala app.to à sinistra (...), anticamera (...), camera contigua a destra (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), camera del cantone (...), camera contigua (...), altra camera (...), (camera del Paradiso) (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), altro camerino (...), camera (...), camera (...), camera (...), camera (...), camerino (...), camera (...), camera della scaletta (...), andavino".

La camera del Paradiso è stata identificata, anche se non nominata, in base agli "apparamenti" ed al mobilio descritto.

1673 3 febbraio

A.S.Mo., Camera Ducale, Amministrazione Principi, n° 1426.

"Inventario di mobili di Scandiano in consegna al Capitano Geminiano Bassi".

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera annessa al camarino delle pitture (...), galleria attacco alla sala (...), sala(...), camerino della sala (...), primo camerone (...), secondo camerone (...), altra camera (...), sala à me à sinistra (...), anticamera (...), cam. contigua (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), camera del cantone (...), camera contigua (...), altra camera (...), (camera del Paradiso) (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), altro camerino (...), altra camera di Matilde (...), altra camera (...), altra camera (...), altra camera (...), camerino (...), camera contigua (...), camera dell’orologio (...), camera della scaletta (...), andavino".

La camera del Paradiso è stata identificata, anche se non nominata, in base agli "apparamenti" ed al mobilio descritto.

s.d. (circa 1673)

A.S.Mo., Camera Ducale, Amministrazione Principi, n° 1449.

"Inventario delle mobilie della Rocca di Scandiano".

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camera vicina al camarino delle pitture (...), camera contigua (...), camera del teatrino (...), camerino (...), (camera non nominata) (...), altra camera (...), camera contigua (...), sala app.te sinistra (...), anticamera (...), (camera non nominata) (...), camerino contiguo (...), altro camerino (...), camera del cantone (...), camera contigua (...), altra camera (...), camera del Paradiso (...), camarino contiguo (...), altro camerino (...), altro camerino (...), camera (...), camera (...), camera (...), camera (...), camerino (...), camera (...), camera dell’orologio (...), camera della scaletta (...), andavino".

Questo inventario, non datato, è contenuto in una filza che comprende documenti dall’anno 1673 al 1717. Appare molto simile a quello del 3 febbraio 1673, ma è molto più impreciso.

1700 4 marzo

A.S.Mo. Rettori dello Stato - Reggiano - Scandiano - Busta 6.

Lettera di Geminiano Bassi che dice di "aver fatto venire un muratore per pigliare giustamente le misure (...) delle tre camere nella forma che da V.A.S. mi viene comandata".

All’inizio del ’700 vengono realizzati lavori di ristrutturazione e riadattamento delle stanze a piano terra verso sud-ovest. In queste stanze vengono spostate le porte dal centro della parete verso un lato, ed eseguiti dal Traeri lavori a stucco su soffitti e cornici.

1700 5 marzo

A.S.Mo. Rettori dello Stato - Reggiano - Scandiano - Busta 6

Lettera di Gilberto Bertolani che dice di "aver fatto pratica per trovare della scagliola", materiale doveva con ogni probabilità servire ad Antonio Traeri per realizzare le decorazioni a stucco.

1702 settembre

A.S.Mo. Archivi per materie - Scultori - Busta 17/1

Lettera al Principe Foresto scritta da Antonio Traeri che chiede una somma di denaro per i lavori che sta eseguendo nell’appartamento ducale a piano terra:

"(...) per le sant.me feste del Natale sinna a quelle di Pasqua di averlo servito solo per le spese della Pasqua sina alla finita della chamera quanto non sia fatta al par del Mazza scholtore di Bolonia. Mi sottoscrivo di non volere altro da V.A.S ma conoscendo che la camera è riosita mellio nel finire che sul principio dicho che il tutto vale molte fatiche, remetterò nella bontà di V.A.S. con questo pregando a concedermi finita la chamera che atendo alcune opere ben referenciate da fare in Parma (...).".

Citato in: E. Riccomini, Ordine e vaghezza, la scultura in Emilia nell’età barocca, Bologna, 1972, pp. 124-126.

1702 20 ottobre

A.S.Mo. Archivi per materie - Scultori - Busta 17/1

Lettera indirizzata al Principe Foresto da Antonio Traeri che chiede una somma di denaro:

"La miseria mi fa tedioso a V.A.S con supplicarla di qualche denaro poi che non so come fare. Si asicuri la V.A.S. che l’opera fatta nella sua stanza non lo pol chiedere come sia di chi bene che non aveva invidia a qualunque hoperazione sia anche da primi vale tomi che operronò il tempo serrà padre dela verizia a la vista di V.A.S.".

Citato in: E. Riccomini, Ordine e vaghezza..., cit., pp. 124-126.

1703 28 gennaio

A.S.Mo. Archivi per materie - Scultori - Busta 17/1

Antonio Traeri che descrive al Principe Foresto lo stato dei lavori a Scandiano:

"Intendo che V.A.S Serª domandi come sta la mia opera qualle significa a V.A.S. il non mancherò con premura (...) di seguire come mio debito ciò avendo abozzato tutto il sotto in su quale (...) molto agostato sochio come spero al ritorno di V.A.S. piaceva assai più di prima e non mancho adenche debole di fare ogni sforzo per lasciare sotto ali occhi di V.A.S memoria dele mie debole fatiche.".

1703 12 agosto

A.S.Mo. Archivi per materie - Scultori - Busta 17/1

Lettera di Antonio Traeri che invia al Principe un modello della Camera che sta decorando: "il modelo dela camera aciò che l’ochio di V.A.S. sia paga e per non operare à loscuro come non desidero son dincontro a la volontà di V.A.S. come (...) le aquile saranno fatte sabato come lui comandò.".

Traeri si riferisce di certo alla "camera delle aquile" una delle più eleganti ed elaborate della Rocca di Scandiano

1707 22 ottobre

A.S.Mo. Archivi per materie - Scultori - Busta 17/1

Lettera di Antonio Traeri che invia al Principe due modelli delle camere che sta realizzando.

"Con ogni respetto e reverenza invio duoi modeli in cera a V.A.S. L’uno è del recovero e l’altro è del sotinsù. L’arco novo è finito di tuto punto tale à da stare secondo é lacenato modelo e a me pare che sia riusito svelto e vago. Il voltinsù è già principiato a farlo bianco (...) posto il cordone di fiori come pure ò segnato nel modelo quale ancora questo rende vageza dove ala vista de metermi V.A.S. potrà esaminarli se vie gna sche cossa che posi dispiacere poichè li modeli sono conforme l’opera. Resta solo che V.A.S. abi tanta bontà di provvedermi di qualche denaro poichè sono senza focho e vino dove sa ò voluto tirare avanti sino al presente àbisognato che impegna il mio abito. Dove la bontà di V.A.S. riveda al mio misero stato dove con ogni umiltà mincino a V.A.S.".

s.d. (circa 1740)

B.M.P.RE., Manoscritti Turri, C.38, F. Morsiani, Supplemento alla Cronaca di Scandiano di Messer Geminiano Prampolini.

Morsiani si propone di proseguire la precedente Cronaca interrotta all’epoca dei Boiardo. Si trascrivono qui i passi più significativi.

 

"L’anno 1565 essendosi il Co. Ottavio Thieni maritato della Contessa Laura primogenita del fu Giulio Boiardo, maneggiato con efficaci mezzi alla corte di Ferrara, ottenne l’investitura di Scandiano, del che ne trovo memoria nel modo seguente:

Alli 5 agosto 1565 in domenica l’Ill.re Sig. Co. Ottavio da Tiene Gentiluomo Vicentino tolse la tenuta di Scandiano (...) e q.to per ragione d’accordo tra sua Sig.ria e l’Ill.mo ed [...] Duca Alfonso II di Ferrara che in memoria dei meriti di Casa Boiarda infeudò per soli 40000 scudi q.to stato con tutti i suoi beni feudali di valore di più di 100000 al predetto Conte Ottavio Thieni adi 7 agosto. (...).

Questi Thieni dominarono da [...] anni in tre successori questi nostri paesi onde a chiarezza di queste mie notizie scriverò qualche cosa di tale famiglia. (...) Per la via delle armi e delle lettere si avanzarono ad un grado distinto di ricchezze e d’onore. (...) Marco Thiene nel [...] fu molto caro a Federico III Imperatore che lo creò Conte quinto in vicentino e li concesse il privilegio di porre l’aquila nera nella sua arma. Da questo Marco discese in terza generazione il sopranominato Co. Ottavio che fu il primo investito di Scandiano, come si è scritto, l’anno 1565. Si può dire che da questo tempo in avanti gli abitanti di questi paesi e particolarmente le persone civili cominciarono a provare la rejeta condizione di sudditi perchè fuori dalle cose della giustizia li Boiardi trattavano co loro popoli piuttosto da cortesi concittadini che da padroni. Al contrario li Thieni guardarono sempre dall’alto al basso qualunque persona di q.to paese, senza minima distinzione nè d’alta condizione del sangue, nè al merito personale. (...)

Le immagini dei Boiardi si vedono in due luoghi della Rocca, cioè quelle dè più antichi Boiardi sono nel soffitto del camerino dipinto dal famoso Nicolò dell’Abbate, quelle poi degli ultimi Boiardi si rimirano per di dietro alla porta dell’istessa Rocca entrando nel piazzale a man destra e sono li tre figlioli del Co. Gioan Boiardo che stanno sonando a lumi li strumenti a fiato e la donna che suona la spinetta benchè in aria giovanile è la Giulia Gambara loro madre, come ho di lei ritratti presso i Sig.ri della sua casa più volte osservato. Il guerriero di statura gigantesca vestito a tutt’arma colla spada nuda alla mano in atto di difesa è lo stesso Conte Gio Boiardo che si manifesta al portare sopra l’elmo la sua particolare insegna del drago ed allo stendere innanzi lo scudo coll’arma Boiardi quasi che egli col suo valore aveva nè rumori delle circonvicine guerre apportato non meno alla sua famiglia che ai suoi popoli sicurezza di poter vivere festeggiando.

Or dunque due governi tra loro differenti. Nulla di meno qualunque si fossero i tempi dè Thieni furono però infinitamente più felici dei precedenti ai Boiardi. il buon governo de quali Boiardi influì ancora a render men cattivo quello dè Thieni. Presosi dunque l’anno 1565 dal Conte Ottavio Thieni il possesso dello Stato di Scandiano cominciò mediante i suoi ministri a farsi conoscere per padrone. Confermò nella Carica di Scandiano Messer Guido Coccapani da Carpi ed ordinò la pubblicazione di molte gride che fecero far giudizio del suo rigore, sopratutto quelle che furon promulgate per rimettere in vigore la Caccia che era stata nei precedenti anni quasi del tutto distrutta, parvero assai tiranniche. Nulla di meno non venne il caso di punir alcun delinquente e l’anno finì con terrori dè castighi che si pronosticavano. (...)

L’anno 1567 venne nel No.bre la prima volta a Scandiano da che ne era stato infeudato il Co. Ottavio Thieni, era pure nel precedente mese venuta la Contessa Laura sua moglie. (...)

L’anno 1569 gli uomini de Pubblici dello Stato di Scandiano vennero in deliberazione di fare nuovi Estimi dividendo tutti li beni in Quaderni, colle stime di quaderno in quaderno, cosa non più praticata e q.ta invenzione risultò a gran vantaggio della Comunità per la chiarezza, con cui posteriormente si è poi sempre saputo il sicuro valore dei Terreni a giusto ragguaglio delle Colette che annualmente si esigono. Si tralasciarono di allibrarsi oltre i Beni di Chiesa e i feudali che sono di sua natura esenti anche i beni dè Nobili, e dè Cittadini Reggiani.

Giacchè però siamo in proposito d’Estimi e di q.ti esenti Nobili, per cui tante volte sono avvenute ai nostri Paesi dispendiose controversie, scriveremo sopra ciò qualche cosa. (...) L’antenominato Estimo cominciò, come si è detto, l’anno 1569, fu del tutto finito l’anno 1574, e fu chiamato l’Estimo del Galetti, ed è quello di cui tutta via la nostra comunità si serve. L’anno 1570 il Co. Ottavio Thiene, unitamente agli ordini del Duca di Ferrara, comandò agli uomini di Casalgrande che dovessero rifabbricare il loro Castello già rovinato nella sopraccennata guerra dè Spagnuoli l’anno 1557, non si era restata d’illesa che la sola Rocca e la Torre della Comunità, che serviva allora da Pretorio. Essendo però quei Popoli in tal tempo sufficientemente ricchi, in poco meno di un anno lo rifabbricarono intieramente, di modo che quasi nessuna famiglia perdè il possesso dell’antico suo fondo, e fu rifatto per quanto si potè alla totale somiglianza dell’antico distrutto Castello. (...)

L’anno 1574 morì nel Febbraio il Co. Ottavio Thieni, qual morte ho trovata descritta nel giornale del Dottor Pellegrino Cigni da Giovan Nicolò suo figlio nel modo seguente:

Alli 5 Febbrajo in Venerdì sera a ore 22 more l’Illus.re Co. Ottavio Thiene in Ferrara, il quale avendo lasciato nel suo testamento di essere sepolto a Scandiano, vi fu condotto la sera de tredici in un cocchio tirato da tre cavalli, (...).

Il Testamento del detto Co. Ottavio, da me veduto, fu da esso fatto di suo pugno l’anno 1566 ai 2 Luglio in Vicenza prima d’andare col Duca Alfonso in Ungaria. Lasciò come dice, Donna, Madonna e Massara la Contessa Laura sua Moglie con molti cospicui legati ed usufrutti, istituendo Erede il Co. Giulio suo figlio, in mancanza di cui sostituisce l’Erede dice egli istituito dal Co. Adriano Thieni mio zio Paterno. Lascia alle sue figlie Silvia, Isabella, Camilla dieci mila Ducati, e una bastarda nominata Porcia 2000. Comanda d’esser sepolto a Scandiano. (...)

Morto dunque l’anno 1574 il Co. Ottavio Thieni, vi successe nel dominio il Co. Giulio di lui figliuolo, che continuò fino all’anno 1619, in cui morì. Restando io però da qui innanzi quasi del tutto privo di notizie intorno a q.to Paese, unirò in un fascio quel poco che ho trovato, e prestamente mi sbrigherò. Questo S.re come si vede nè suoi Proclami continuò a chiamarsi Conte fino all’anno 1586, su la fine del quale viene nominato Marchese.

(...) il Feudatario Marchese abitò in sua gioventù frequentemente a Scandiano, attendendo all’abbellimento del n.to Castello, che fece ampliare di Fabbriche, ed in gran parte dipingere, come tuttavia si vede in molti luoghi la sua Arma inquartata colla San-Vitali per la Contessa Eleonora San-Vitali sua Moglie, in occasione dè cui sponsali si fecero giostra e molti altri spettacoli molto applauditi a Scandiano. Fece pure alcuni notabili risarcimenti e aggiunte in Rocca, per cui vi si legge anche oggi sopra tutto il suo nome. Fu cavaliere che godè presso ai primi Principi dell’Italia, un distinto grado di stima come si comprova dalle seguenti notizie copiate da Vicenza.

Passò a Roma col Duca Alfonso per baciare il piede al P.P. Gregorio XIII e fu ascritto alla Nobiltà Romana. Trattò e concluse la pace per comando del Duca stesso fra li Ser.mi di Parma e Mantova. Fu spedito dal Duca Cesare per impetrare l’investitura dè Stati Estensi all’Imperatore. Fu spedito Ambasciatore pure a Papa Clemente Ottavo nell’occasione in cui s’impadronì della Città di Ferrara, ed assistè con tale carattere in Firenze alle nozze della Regina Maria di Francia. Il gran Duca Federico gli offrì onorevoli impieghi, e così il Duca Vincenzo di Mantova, ed il Re Cattolico gli esibì il posto di Consigliere di Guerra in Milano. La Ser.ma Repubblica di Venezia gli esibì la banda grande degli Uomini d’Arme sostenuta poi anzi dal Duca d’Urbino, et egualmente il Duca Alessandro Farnese l’invitò alla Guerra di Fiandra con generose offerte, cose tutte che ci ricusò per non staccarsi dal Duca Cesare, a cui di molto era gradevole la sua Persona. Lasciò di vivere nell’anno 1619, di poi oltre passando li 60.

Questo è ciò che da Vicenza si è avuto. Il Sacerdote don Tommaso Pegolotti Scandianese ultimo vivente delle migliori famiglie del n.to Paese, e che è benemerito alla Patria di avere con laudevole fatica raccolte e salvate quelle poche memorie che restano del Paese, mi ha cortesemente favorito la seguente memoria dell’ultima venuta a Scandiano , e della morte del pred.o Cavaliere, da esso D. Tommaso copiata da una vacchetta del fu Dott.re Ottavio suo Avo.

Adi primo Giugno 1619 a ore 22 in Sabbato vennero a Scandiano l’Ill.mo ed Ecce.mo Sig.r March.e Giulio Thieni, e l’Ill.mo e Rev.mo Sig.r Cardinale Pio essendosi partiti da Reggio, che prima erano stati a desinare a Rivalta col Sig.r Governatore di Reggio, (...). Dopo assaissimi giorni andando a spasso per Arceto, la medesima diede volta nella strada maestra vanti la casa di Messer Giacomo Baccarelli nel voler voltare il stradello che va verso la Casa di Don Giacomo Cavaletti, e per quella cascata gli venne la gotta alla gola, e morse li 3 di Sett.bre in Martedì a ore 21, essendo stato ammalato più di venti giorni per la detta cascata si fece male ancora ad una gamba. Vi erano nella detta carrozza la moglie del Sig.r Conte Ottavio, il Sig.r Gio Batta Gambara, e altri, e si ruppero tutte le colonne della carrozza eccetto che una. (...)

Per la morte del sopradetto Marchese Giulio subentrò al dominio il Marchese Ottavio unico di lui figliuolo; era pure qualche anno innanzi premorta al Marito la Marchesa Leonora San-Vitali sua Moglie; una delle prime azioni del March.e Ottavio fu di spedire alli 24 Ottobre anno pred. 1619 un ampliss.o facultativo mandato al Dottor Bartolomeo Bertolani di Scandiano per la viceregenza di q.to Paese. Era stato costume praticato ed invalso fino al tempo dè Bojardi di avere in questo paese un Ministro che sopraintendesse non solo alle cose economiche, ma per fino agli Uffiziali della Giustizia e del Militare. I Bojardi ve lo avevano sempre tenuto del Paese, ma i Thieni forestiero. Il Marchese Ottavio col fare uno Scandianese volse rinnovare la pratica dè Bojardi. Questi loro ministri avevano, come si è sopra notato, non solo un’autorità quasi assoluta dai loro Padroni, ma li distinguevano con titoli superiori anche a confronto dè Gentiluomini forestieri, non chè degli altri più riguardevoli del Paese.

[seguono descrizioni riguardanti simili atti amministrativi dei Boiardi]

Il predetto Dott.e Bertolani la portò ancor più in aria dè suoi predecessori, e seppe a pieno arbitrio guidare il genio del suo Padrone. Per altro non fu cattivo ministro nè per gli interessi di Casa Thieni, nè per la Patria che sempre protesse. Il Marchese Ottavio tardò a fare la solenne sua entrata fino all’anno venturo, come si ha dalla seguente notizia favoritami dall’antenominato Pegolotti.

Memoria dell’entrata solenne che fece l’Ill.mo ed Ecce.mo Sig.r Marchese Ottavio Thieni in Scandiano alli 5 di Novembre 1620. In Giobbia (?) a mezz’ora di notte. L’Ill.mo ed Ecce.mo Sig.r Marchese Ottavio partendosi da Reggio, dove era andato alla Ser.ma Madonna, arrivato che fu al Bosco del Fracasso, fu incontrato dalla Cavalleria di Scandiano, e quando fu nella strada della Pioppa andò per le Cavedagne dè Sassi, e venne p. la strada maestra per far la più bella entrata. Erano a tutte le finestre, cominciando dal convento de Pr.i della Crocetta due candele. In Piazza vi era un Castello che bruciava, nella Ringhiera della Ragione vi erano Pifferi che suonavano, vi era una Girandola con molti Raggi e Fuochi artificiali oltre molte Artiglierie e Mortaletti, che si sbararono nel fiume di Tresinaro. Arrivato che fu al Castello, il Sig.r Pompeo Claudi della Pergola allora Governatore di Scandiano accompagnato dalli Dott.ri, Procuratori e Notari gli andò incontro con un bacile e Chiavi della Porta dentro. D’indi poi andò subito alla Chiesa Parrocchiale vanti la quale erano quattro trombetti che suonavano, facendosi caracoli la Cavalleria nel Piazzale con cinque insegne slargate, e nell’entrare in detta Chiesa dove erano la Nobiltà delle Donne, il Signor Don Giovanni Sulazoli d’Albinea Arciprete di Scandiano li diede l’Acqua Santa, e subito si principiò a cantare il Tedeum nell’Organo colla Musica Tromboni e Cornetti; finito il Tedeum il Sig.r Arciprete li diede la benedizione col Santiss.o Sacramento e poi si cantò un Mottetto, qual finito il Sig.r Marchese si levò in piedi e andò ad offrire alla Cassetta dei poveri, et uscito di Chiesa andò in Rocca accompagnato da tutti, e la Sig.ra Marchesa dalle suddette Principali, sbarando continuamente li Soldati, gli Archibugi, suonarono Tamburi, Trombette Pifferi, e arrivato in Rocca vi erano due mute d’istrumenti di viole, che continuamente suonavano. Il giorno susseguente che fu in Venerdì la Comunità eccetto quella di Montebabbio, li fecero un presente, quale è questo: un Bacile di Pevere intiero, un Bacile di Cannella intiera, un Bacile di Pignoli, un Bacile di Pistacchi, un Bacile di Cotognata, un Bacile con 18 pani di Zucchero, un Bacile con tre mazzi grossi di candele di cera p. la tavola, un Bacile di Quaglie, un Bacile di Tortori, una somma di Formaggio Piacentino, che pesava otto pesi incirca, tre Stagnate tra Capponi e Pavoni, un Manzotto, e due Vitelli, le quali robe tutte furono portate di Piazza ordinatamente colli tamburi innanzi, e Trombetti e Pifferi, et andarono in Sala colli detti Manzotto et Vitelli, e poi nella Camera di esso Sig.r Marchese, che è in capo alla Sala, all’incontro di quella del Paradiso, e voltarono p. quelle altre Camere che guardano in Rocca Vecchia e tornarono nell’istessa Sala p. l’uscio vicino a quello di detta Sala, e furono poi portate in Dispensa ed alla Beccheria. La sera istessa, come anche il Sabbato veniente si fecero similmente allegrezze di Artiglieria, Mortaletti,e Raggi, e Girandole. La Domenica poi si fece la Festa in Sala, dove ballò ancora esso Sig.r Marchese. Il lunedì mattina due suoi servitori, cioè un moro e l’altro no, andarono in Tresinaro a far costione, ed il moro diede una stoccata sotto la mamella stanca all’altro talmente presto che non poterono essere spartiti, e fu portato all’osteria dove subito morse, e fu sepolto accompagnato dalla Musica. Il giorno di S. Martino si fece la Mostra nelle strade della Corapina, dove era un palio eminente per detti Sig.ri Marchese e Marchesa, ed ancora il Sig.r Don Ascanio Pio, qual venne il secondo giorno che il Sig.r M.se fece l’entrata, la qual Mostra durò sino a mezz’ora di notte e v’erano più di cento Baracche e Padiglioni per li Soldati et Uffiziali con Trinciere, Artiglierie, le Forche, il Boja, cioè Mastro Stefano da Reggio, essendo Colonnello il Sig.r Carlo Verdezzotti Veneziano. Il Cap.o Alfonso Boccalino fu costituito da esso Sig.r Colonnello Capitano Generale dell’Artiglieria. La Domenica seguente si fecero Mascheri e la sera una bellissima Festa con Mascherate, li suonatori vennero da Reggio, ed essendo venuta la piena in Tresinaro li andarono a pigliare in un carro e quando furono nel più bello della piena voltandosi alquanto il carro, detti suonatori cascarono nell’acqua dove s’annegarono quasi se non erano ajutati, per il che persero i Cappelli, Tabarri e ruppero un violone ed un leuto, che bisognò che pigliassero in presto, tuttavia per grazia di Dio non ebbero male alcuno, ed il Lunedì ancora si fece Festa con Mascheri e sempre il Sig.r Marchese benchè non potesse star troppo in piedi per la gotta, ballava. (...)

Non so se il medesimo Ottavio fosse altre volte oltre all’antenominata solenne venuta a Scandiano, e se v’andasse abitando come fecero i suoi maggiori, perchè non ne trovo memoria, e solo si ha dall’iscrizione fatta nella Chiesa dei Cappuccini a memoria dell’erezione della predetta Chiesa e Convento, che il M.se Ottavio Thieni colla Moglie Lavinia Pia di Savoia, pose li 27 Settembre 1622 la prima pietra fondamentale a tal fabbrica, che fu poi a causa del contagio pretermessa e solo intieramente perfezionata e benedetta li 8 Ottobre 1633, col mezzo dell’elemosina della predetta Dama ancor vivente, e il resto della pubblica carità. (...) Il Guarini scrive che fu cavaliere d’elevato ingegno, ed ancora generoso e nobile vivendo con gran magnificenza e splendore, e racconta che per l’Ascensione di Gregorio XV al Pontificato si celebrò nella gran Piazza detta di Schiavonia [Schifanoia?] situata dinanzi al Palazzo di lui sontuosiss.e allegrezze con Illuminazioni, Macchine di fuochi artificiali, Cori di Musica ed altre Magnificenze. Nelle sopraindicate Memorie capitatemi da Vicenza si leggono di lui le seguenti precise cose. Ottavio il figlio gli successe, chè sopravvisse al Padre soli anni quattro, mancò senza prole maschile, lasciando Laura Pia di Savoia, Eleonora Primogenita, che s’accasò col Marchese Macchiavelli di Ferrara nipote di Papa Urbano 8° e Francesca che fu Moglie del Marchese Claudio Rangoni, e Barbara Monaca in S. Bernardino di Ferrara. (...)

Parzialmente citato in:

G. Venturi, Storia di Scandiano, Modena, 1822.

A. Belli, Storia di Scandiano, Reggio E. 1928.

G. Gandini, La corte di Giulio Boiardo ..., cit, 1982.

O. Rombaldi, I Boiardo Conti di Scandiano..., cit. 1982.

1750 ...

A.S.Mo., Camera Ducale, Cassa Segreta, n° 27302.

"Inventario delle mobilie di questo Ducale Palazzo di Scandiano". Documento firmato da Ippolito Spallanzani.

Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camerone che guarda verso il monte e verso tramontana (...), camera annessa (...), camerino annesso (...), camera detta il Teatro (...), camera annessa al camerino dipinto (...), camerino dipinto (...), galleria (...), camera annessa alla scala dalla parte verso sera che piglia il lume verso il monte (...), camera contigua alla suddetta che ha il lume verso il monte (...), camera terza annessa alla contrascritta che ha i lumi verso il monte (...), camera quarta verso il monte (...), camera detta la Torre (...), camera detta anticamera dove è la cappellina dà celebrare la Messa (...), capellina (...), camera contigua che guarda verso sera (...), camera contigua alla suddetta (...), ultima camera che guarda verso la chiesa maggiore che serve di ripostiglio per ottensili da teatro e varie altre mobiglie ritirate e non in uso (...), camera contigua che guarda verso la chiesa maggiore (...), camera detta il Paradiso (...), camera contigua alla suddetta andando verso mattina (...), camera che corrisponde al pozolo, ove è la scalletta di legno, verso mattina (...), camera ultima che è in fronte alla scaletta di legno suddetta (...), camera più bassa sfondata nel volto (...), altra camera contigua andando verso il monte (...), prima camera del granaro che guarda verso il gioco del ballone (...), camera della torre".

Si tratta di un inventario molto accurato, infatti oltre alla descrizione di tutti gli oggetti, quadri e mobili contenuti nelle stanze, fornisce anche informazioni riguardanti l’orientamento degli ambienti all’interno del piano nobile (verso sera...verso la chiesa...verso il monte...).

1752 1 agosto

A.S.Mo., Camera Ducale, Cassa Segreta, n° 27303.

"Inventario delle mobilie presentemente esistenti presso questo Palazzo Feudale di Scandiano". Al primo piano viene descritto il contenuto delle stanze:

"Camerone che guarda verso il monte e verso tramontana (...), camera annessa (...), camerino annesso (...), camera detta il Teatro (...), camera annessa al camerino dipinto (...), camerino dipinto (...), galleria (...), camera annessa alla scala verso sera che ha il lume verso il monte (...), camera contigua alla predetta (...), camera terza annessa alla suddetta (...), quarta camera annessa alla suddetta (...), camera della Torre (...), camera detta anticamera dove è la cappellina (...), cappellina (...), camera contigua che guarda verso sera (...), camera contigua alla suddetta (...), ultima camera che ha il lume verso la chiesa (...), camera contigua che guarda verso la chiesa (...), camera detta il Paradiso (...), camera contigua andando verso mattina (...), altra camera annessa andando verso mattina (...), camera prima che è in fronte alla scaletta andando verso il monte (...), camera più bassa sfondata nel volto (...), altra camera contigua alla antidetta andando verso il monte (...), camera del granaro che guarda verso il gioco del balone (...), camera della torre".

Questo documento sembra una copia, meno precisa, dell’inventario precedente.

1772 18 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34796

Resoconto di Vincenzo Fabrizi nel quale si espongono i risultati di un sopralluogo effettuato dallo stesso Fabrizi alla Rocca di Scandiano.

"Essendomi nei giorni scorsi portato a Scandiano per visitare li risarcimenti che necessariamente si stanno facendo in quella Rocca per ordine della Sig.ria Vostra e per opinare se venivano eseguiti nella conformità prescritta, con somma mia sorpresa ho rilevato che il fulmine che il giorno 3 corrente scoppiò nella medesima rocca aveva notabilmente pregiudicato a tutta quella fabbrica, comprendendosi evidentemente che il famoso Gabinetto tanto rinomato nella Storia delle Pitture egregiamente dipinto dal valorosissimo Nicolò dell’Abbate Modenese trovasi in prossimo pericolo di perire e in conseguenza di perdersi un’opera così rinomata e rispettabile".

Fabrizi dice di essere poi tornato a Scandiano in compagnia dell’architetto Termanini perchè anche quest’ultimo potesse osservare lo stato del Camerino. Anche Termanini, assieme ad altri esperti come lo scultore Pantanelli e il dottor Pagani, concorda nella proposta di "segare i muri e trasportare le pitture ove più fosse di piacere di S.A. Ser.ma" in modo da salvare le "insigni pitture che hanno formato e formano la virtuosa curiosità di tanti intendenti stranieri di sì bell’arte", lavoro da affidarsi allo scultore Pantanelli che avrebbe già operato altre volte in circostanze simili. Fabrizi descrive le pareti del Gabinetto che "rappresentano specialmente e minutamente i fasti, le avventure e trasformazioni espresse e cantate nell’Eneide di Virgilio, divise e disposte in dodici quadrati a colore; la soffittura è piena di busti e teste coronate d’allori, che raffigurano gli antichi più celebri poeti, oltre altre otto Medaglie o siano Camei meravigliosamente dipinti a chiaro scuro sulla imitazione di Raffaello, che veramente sorprendono per l’ingegnoso lavoro, per l’esattezza e conservazione, sebbene contino tali opere una decorrenza di tempo oltrepassante due secoli. Per il taglio poi e trasporto di tutti questi Quadri in Pareti, e di molti altri pezzi ed altri preziosi fragmenti che formano una Galleria, e Scuola dell’ingegnoso dipingere del nostro Nicolò, la spesa in tutto e per tutto non oltrepasserà zecchini trenta, stante le prese da me accurate informazioni".

1772 20 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34796

Relazione di Pietro Termanini, ufficiale della Munizione delle Fabbriche e Architetto Ducale, in cui viene descritto il metodo che verrà utilizzato per il distacco degli affreschi.

"Essendo io stato a visitare il Gabinetto in Scandiano dipinto da Niccolò dell’Abbate per esaminare se le muraglie su cui v’è il dipinto del detto autore si possano tagliare con fatibilità e senza pericolo della pittura et della fabbrica, ho ritrovato che essendo di matoni e non di sassi e di una testa sola e le pitture della sola larghezza di sedici oncie in circa, non v’è difficoltà veruna che non si possano tagliare a pezzo per pezzo rifacendo in gesso il muro taglato per tagliarne con sicurezza l’altro pezzo superiore rifacendo sempre immediatamente il muro tagliato. Il Gabinetto suddetto è in un cattivissimo stato e minaccia ruina si per le ingiurie del tempo come per una recente scossa ricevuta da un fulmine scoppiato nella Rocca, onde per non perdere codesta opera insigne di sì valente nostro pittor modenese credo sia bene a levarlo prima che ella di se stessa ruini e si perda".

Allegata alla lettera è una "Memoria" in cui si descrivono la biografia e le opere di Nicolò dell’Abate e si cita un libro "intitolato Abrege delle vie des plus fameus peinteurs, stampato a Parigi nell’anno 1762" nel quale è descritto il Gabinetto dell’Eneide. Si cita pure "il celebre M. de la Lande, membro della Reale Accademia di Francia" che nel suo Viaggio in Italia, in corso di stampa, descrive i dipinti del Gabinetto di Scandiano; Giulio Cesare Malvasia che in un libro intitolato Felsina pittrice (parte seconda, pagina 157), loda "sommamente Nicolò Abbate e particolarmente i dipinti del Palazzo e Gabinetto di Scandiano"; Francesco Scanelli che "nel Microcosmo della Pittura lib. 2, pag. 323 dice che i dipinti di Nicolò Abbate del Gabinetto di Scandiano pajono dipinti da Raffaello".

La consultazione di questi volumi non ha rivelato alcun particolare inedito riguardo la forma del Camerino e la disposizione degli affreschi.

1772 24 giugno

A.S.Mo. Camera ducale. Cassa Segreta. n° 34796

Lettera al Superiore Consiglio d’Economia da parte della "Segreteria di S.A.Ser.ma, Milano", in cui si approva "l’operazione proposta della segatura dei muri dipinti dal celebre Pittore Nicolò Abbate (...) semprechè condur si possa al suo fine con sicurezza di buon esito".

1772 27 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34796

Lettera non firmata diretta a Vincenzo Fabrizi nella quale si dà atto dell’approvazione del progetto di distacco delle pitture e dello stanziamento della cifra di "trenta zecchini per l’intera operazione".

1772 3 luglio

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34690

Lettera di Vincenzo Fabrizi alla Camera Ducale, nella quale si comunica che "si è posta mano al taglio dei muri dipinti del Gabinetto della Rocca di Scandiano, pel proseguimento del quale lavoro sono a supplicare le Sig.rie Loro Ill.me di voler degnarsi di ordinare la spedizione di un mandato a rendere conto da quel Ducal Provveditore, Capitan Giuseppe Grappi".

1772 6 luglio Ill. n° 95

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34846

Fattura del falegname Felice Pini in cui si descrivono le spese sostenute per la fabbricazione delle casse per trasportare gli affreschi staccati. Si parla di "otto sagome per li quadri del suffitto del Camarino dipinto (...) tre casse sentinate (...) 11 casse per lunette (...) una cassetta (...) 11 casse per incassare li quadri a chiaro scuro (...) 12 casse grande per li quadroni (...) un’altra cassa grande dopia (...) 4 altre casse per il s° camarino".

1772 21 agosto

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34757

Resoconto di Vincenzo Fabrizi riguardante i lavori eseguiti da varie maestranze (e relative note spese) nella Rocca e nell’Osteria di Scandiano, e nella Rocca di Casalgrande dall’Ottobre 1771 al Maggio 1772.

In una nota allegata, firmata da Giuseppe Grappi, si fa cenno alla "spesa fatta nel rifacimento di una terza parte della tetto della Rocca, nell’accomodare la Cantonata a ponente in faccia alla Chiesa Maggiore, che si era staccata affatto dal rimanente del fabbricato, levati due volti nella camera annessa a d.ta cantonata, demolito fino al secondo piano un picciol torrione esistente a levante, ed annesso al Fabbricato della Rocca".

1772 17 settembre

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34796

Lettera di Vincenzo Fabrizi al Duca, nella quale si riferisce "essere stato ultimato il lavoro del taglio delle pitture che esistevano nei muri del Gabinetto della Rocca di Scandiano, eseguita con felice successo corrispondentemente alla già proposta idea, sotto la direzione dello scultore Pantanelli" e si chiede il mandato di pagamento.

1772 26 settembre

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34802

Nota di spese di Gaetano Adani che dichiara di aver pagato la "Condotta di Bovari di Scandiano" per aver trasportato gesso e calcina per i lavori in corso alla rocca.

1772 9 ottobre

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34820

Richiesta di pagamento dello scultore Sebastiano Pantanelli accompagnata da una presentazione di Vincenzo Fabrizi. Si chiede una aggiunta di cinque zecchini al prezzo già pattuito in considerazione della difficoltà del lavoro e della ottima riuscita dello stesso.

1772 29 ottobre

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34846

Resoconti inviati da Scandiano alla Camera Ducale da Vincenzo Fabrizi che presenta una nota riguardante la "vendita degl'olmi che esistevano in vicinanza della Rocca di Scandiano". È allegata la nota particolareggiata dei lavori effettuati dal 30 Giugno al 26 Ottobre per il distacco degli affreschi di Nicolò dell’Abate, con le ricevute di pagamento dello scultore Pantanelli, del "Fà Legname" Felice Pini, e degli altri operai.

1772 23 novembre

A.S.Mo. Camera Ducale. Cassa Segreta. n°34887

Lettera di Vincenzo Fabrizi in cui si chiede un ulteriore stanziamento di lire 600 per "proseguire e terminare i lavori indispensabili nella Rocca di Scandiano".

1774 13 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale, Cassa segreta, n° 35650

Relazione dell’ingegner Lodovico Bolognini riguardante i lavori necessari alla Rocca di Scandiano.

" (...) dirò dunque che il piccolo torrione posto sopra l’Entrata della Rocca di Scandiano, che minaccia di cadere, si rilevò che succedendo rovinerebbe tutti questi tetti a lui sottoposti, e seco trarrebbe qualche disordine di maggiore sostanza col scatenamento de muri allo stesso inferiormente adjacenti; perciò sono di parere, come si osservò in fatto pratico, che il levarlo e distruggerlo affatto farà il miglior partito, la minor spesa nell’eseguirlo, ed di manutenzione ancora per l’avvenire: oltre di che certamente una simile demolizione non guasta nè interrompe comodo e simmetria al fabbricato a cui è annesso. Si riconobbe pure necessario di far voltare tutti li coppi di quella parte di Rocca verso Ponente per mantenere il tetto e fabbricato sottopostovi essendo questi una parte delle migliori di quella Mole, come altresì è necessario per la sanità de muri, che sia eseguito il selciato altra volta da me proposto al lungo del muro esternamente dalla parte medesima di Ponente, ove sono li sotterranei a piedi del quale mojano le acque con sommo pregiudizio del Fabbricato.

Tutte queste operazioni ristrette al puro necessario ed inevitabile risarcimento, come dall’atto pratico della visita feci rilevare a V.S.Ill.ma essere bisognose, possono importare a mio credere Lire mille circa di nostra moneta ".

1774 14 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale, Cassa segreta, n° 35651

Relazione di Tommaso Dini all’intendente Poggi riguardo la rocca di Scandiano. L’intendente viene invitato "a visitare con la dovuta precisione tutto il coperto di questa Rocca Ducale, quale in verità ritrovasi in cui tanto pericolo di precipitare, massima sopra la scala, anticamera e sopra la camara vicino a quella dove dorme il Sig. Marchese Governatore, per il che ne ho fatta fare l’annessa perizia (...) Anche la notte scorsa una grossa palla di piombo posta sopra la Coperta della Campana dell’Orologio circa la mezzanotte improvvisamente è caduta sul tetto della Rocca med.ma, in modo che il male si dubitava fosse per essere maggiore, per il che poco si è riposato e molto meno chi vi abita, così che dimattina per consiglio del sud.o Sig.r Ingegnere Costa e per quiete del Sig.r Marchese Governatore med.mo sono costretto di porvi qualche [...] per assicurare provvisionalmente alcuni travi che minacciano imminente rovina, il che voglio sperare che verrà approvato dalla Sig.ia V.a Ill.ma in vista della maggior sicurezza del Cavaliere che vi abita ".

Sul retro della lettera l’approvazione della spesa di lire 3000 da parte dell’intendente Poggi.

1774 14 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale, Cassa segreta, n° 35651

Perizia di spesa redatta dall’ingegnere Giovanni Costa Fenci riguardo i lavori necessari alla Rocca di Scandiano.

"Perizia delle spese occorrenti per la costruzione della nuova armatura, copertura e rivestimento del tetto della Ducale Roccha, sopra la Sala, Anticamera, Cappellina e Passaggio alla Camera da Letto, com’anche un totale risarcim.to col cambiam.to di legnami fracidi che compongono il tetto dell’altre stanze e passaggi, come pure la rimessa di què tegoli che si trovano infranti".

Segue un preventivo minuzioso dei materiali e delle tecniche consigliate per i restauri.

1774 18 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale, Cassa segreta, n° 35650

Lettera di Vincenzo Fabrizi ai regnanti estensi in cui si parla dei lavori necessari alla Rocca di Scandiano, lavori a cui sarebbe bene "poter subito dar mano, giacchè siamo nella stagione migliore". Fabrizi dice di aver visitato la Rocca assieme all’ingegner Bolognini che ha redatto la relazione allegata. Si parla anche del Mastro muratore Giuseppe Rosa, che "ha ivi molte volte servito assai bene la Camera Ser.ma ed anche assai bene egualmente in Sassuolo, essendo abile molto nell’arte sua, preciò se le SS.VV Ill.me vogliono degnarsi di dichiararlo Capo M.ro Muratore di solo titolo, con ciò la Camera Ser.ma secondo il solito avrà il suo Capo M.ro Muratore anche in Scandiano, ed avrà il vantaggio che per voltar coppi nei tetti, e per altre piccole fatture il detto Capo M.ro Muratore sarà sempre pronto a farle senza alcuna mercede contento del detto solo titolo, ch’egli desidera per il suo decoro, e per servire la Camera Ser.ma."

1774 29 luglio

A.S.Mo. Camera Ducale - Cassa Segreta n° 35710

Lettera di Vincenzo Fabrizi alla Camera Ducale in cui si comunica che "i lavori ordinati nella Rocca di Scandiano vanno proseguendo bene, ma per terminarli secondo porta la perizia Bolognini occorre che le SS. VV. Ill.me facciano spedire un mandato di 500 a quel Provveditore da renderne conto."

1774 15 novembre

A.S.Mo. Camera Ducale - Cassa Segreta n° 35830

Lettera di Vincenzo Fabrizi ai regnanti estensi in cui si presenta "la spesa fatta dal Provveditore Giuseppe Grappi nè lavori di quella Ducal Rocca, in cui vi rimane da fare il selciato aderente alla cantina, e di rivoltare il tetto sopra la galleria, cose che si possono differire alla ventura primavera".

Il documento contiene il "Ristretto della spesa fatta dal Capit.o Giuseppe Grappi Provved.re Camerale per Far atterrare un torrione esistente sopra il portone della Rocca di Scand.o, rifacomento del tetto sopra la Sala".

Riguardo la demolizione del torrione si descrivono così i lavori e i costi: "Spesa fatta da me infras.to nel far atterrare un torrione esistente sopra il portone della Rocca do Scand.o e nel rifacimento di una parte del tetto sopra la Sala, levati volti che erano cadenti (...)Al chierico Domenico Ciarlini di Fellegara p. coppi e legname somministrato come da sua ricevuta segnata n° 2 Mod.a 485:15".

In una nota del 30 settembre il Capo Muratore Giuseppe Bosi dà una ulteriore descrizione dei lavori di demolizione del torrione: "Le giornate fate nella Rocha di Scandiano per ordine del Sig.r Capitano Giuseppe Grappi provveditore in deta Rocha per levare il torrione sopra la porta, per rifare un pezzo di tetto contiguo a detto torione, ed altre fature sono come segue. Dalli 6 lulio a tutto il 30 7bre - giornate (...)".

1781 1 giugno

A.S.Mo. Camera Ducale - Cassa Segreta n° 38854

Relazione del Provveditore Ducale Magg. Giuseppe Grappi, nella quale sifa un resoconto di tutti i lavori effettuati nella Rocca dal 18 agosto al dicembre 1780.

Si afferma che questi lavori si erano resi assolutamente necessari perchè "vi erano varji di quei cameroni e camere senza le rispettive porte, e le serraglie di legno nelle finestre, di modo che le piogge e nevi spesso dall’impeto dei venti spinte per quelle aperture consumavano i pavimenti e rendevano inabitabili simili siti meritevoli degli opportuni ripari" e si sollecita la Camera Ducale perchè provveda "affinchè il danno e pregiudizio non divenisse maggiore e quelle fabbriche non andassero in rovina".

1784 28 giugno

A.S.Mo., Camera Ducale, Cassa Segreta, n° 40905.

Achille Tacoli, ispettore delle Ducali Fabbriche scrive alla Camera Ducale e "solecita i lavori per conservare una fabrica che merita il [...] S.A.Ser.ma rivolga anche colà i suoi pensieri ad emulare le belle grandiose e sode idee del fondatore Giulio Thieni". I lavori ai quali si riferisce, la riparazione di alcune finestre sfondate che rendono inabitabili le "camere dell’appartamento superiore", vengono però eseguiti solo nel febbraio dell’anno successivo.

1804 30 maggio

A.S.Mo. - Archivio Boccolari - busta 10 - mazzo 59 - (1804-1810)

Lettera di Antonio Boccolari, Restauratore presso l’Accedemia di Belle Arti di Modena, riguardo al progettato distacco di certi affreschi nel cortile della Rocca di Scandiano. Boccolari aveva ideato un sistema ed una colla particolare che gli permettevano di staccare gli affreschi senza recare loro alcun danno. In particolare nella lettera si legge:

"Finalmente dopo inutili ricerche per trovare un qualche dipinto in muro per tentare di levarlo e così maggiormente assicurarmi della sperienza da me fatta, mi sono portato a Scandiano e visitatone accuratamente il Palazzo tra quelle ruine di pittura ho ritrovato un qualche pezzetto sul quale mi sembra che il tentar di levarlo non fosse per riuscire vano (...) Sopra alcuni meno danneggiati mi eserciterei volentieri (...) le pitture rimaste sono in uno stato così deplorabile e abbandonate che il levarne una o due nulla s’aggiunge d’irregolare al restante."

Il permesso di operare il distacco dei dipinti gli viene poi accordato il 25 giugno dal Presidente della Repubblica.

Citato in: O. Baracchi Giovanardi, Il modenese Antonio Boccolari e l’arte di strappare gli affreschi dal muro, in "Atti e Memorie, Deputazione di Storia Patria", serie XI, vol. VI, Modena, 1984.

1804 5 luglio

A.S.Mo. - Archivio Boccolari - busta 10 - mazzo 59 - (1804-1810)

Documento notarile in cui si descrive l’ispezione fatta alla Rocca di Scandiano assieme a Boccolari e a due testimoni. Vi si legge tra l’altro che "si passò mediante l’opportuna scala sul piano superiore di essa Rocca nel fabbricato posto a levante e che guarda con due finestre a ponente nella corte, (...) si osservarono nel fregio superiore della camera in giorno senza sofitto e ridotta ad uso di granaio alcune testine dipinte da Nicolò Abbati e diversi altri ornati opera dei di lui scolari, di colore quasi perduto affatto e per la massima parte resi imperfetti dalle intemperie (...) Successivamente passati ad una delle accennate finestre in vicinanza dei fabbricati respicenti nella corte a settentrione e a levante, dalla stessa si osservarono con tutta comodità i seguenti dipinti esistenti in vicinanza di detto angolo nel fabbricato a settentrione. Primo: un quadro di basso rilievo per traverso color chiaro scuro dorato esistente al di sopra della infrascritta statua e rappresentante un guerriero sedente in trono con diversi consiglieri a lato, un militare pure sedente ai piedi del primo, un incendio di fabbricato ed una donna colpita da spavento in atto di fuggire con un fanciullo che tiene per mano. (...)Secondo: una statua colossale in nicchia, sottostante al precedente dipinto a colore chiaro e scuro verde rappresentante una donna che tiene nella mano sinistra una testa per i capelli sopra un vaso e nella mano diritta una sciabola in alto. Ha il capo volto all’indietro in aspetto piuttosto truce."

Alla fine del documento si trova la dichiarazione, datata 11 luglio 1804, dell’avvenuto distacco degli affreschi e della ottima riuscita del lavoro eseguito dal Boccolari.

Citato in: O. Baracchi Giovanardi, op. cit.

s.d. (circa 1810)

B.M.P.RE., Ms. Regg. A 56, G. Venturi, Scandiano. (vecchio catalogo CXXI C9.)

Appunto di Giambatista Venturi sotto a uno schizzo a matita della pianta dello scalone:

"All’altezza dello piano superiore gira una fascia su cui si alzano otto paia di colonne, le due vicine in un paio. Tra le colonne di ciascun paio sono una sopra l’altra due nicchie. Vi erano statue di marmo trasportate a Sassuolo coi marmi dei gradini. Vi sono ancora statue di pietra cotta quattro fra le finestre."

s.d. (circa 1810)

B.M.P.RE., Ms. Regg. A 53, G. Venturi, Scandiano.

Appunto di Giambattista Venturi sotto a uno schizzo a matita del lato est del cortile :

"A mattina continua il medesimo disegno, le tre finestre sono aperte, e così anche al mezzodì. A mattina le pitture sono rovinate, a mezzodì non vi sono che nella metà orientale, la metà occidentale è fabbricata gregia. A ponente nell’alto non vi è mai stato dipinto, nel basso sì ma è rovinato, qui pure sono tre finestre, sempre doppie."

1818 ...

B.M.P.RE., Ms. Regg. A 56, G. Venturi, Scandiano, Disegni di Nicolò Abati.

Appunto di Giambatista Venturi che descrive l’aspetto del cortile della rocca. É databile al 1818 in quanto vi si accenna all’incendio che danneggia i dipinti di Nicolò dell’Abate avvenuto tre anni prima.

Venturi afferma che "Esistono tuttavia nella facciata interna settentrionale del cortile della sopracitata Rocca Boiardi estimabili avanzi del nostro autore. Il Sig. Gajani ha formato di questa facciata pure un disegno e si propone di inciderlo. Rappresentano questi in due grandi compartimenti, alcuni dei fatti magici del poema del Boiardo con interposte figure colossali, diversi scudi con le arme delle famiglie alleate di sangue coi Boiardi e altri piccoli quadretti. I fatti dell’Eneide furono figurati dall’artista sui muri di una camera entro il palazzo medesimo. Superiormente a tali pitture cominciava la volta della stanza con altrettante piccole nicchie esse pure dipinte. Da queste s’estendevano verso il centro di essa volta diverse figure occupate a sostenere nel mezzo un ottagono entro il quale figurò l’Abati le varie persone della famiglia Boiardi".

s.d. (circa 1860)

B.B.Vi., Manoscritti, n° 3398, Giovanni da Schio, Persone memorabili.

"Thiene dall’Aquila, Marchesi di Scandiano:

Ottavio in Lavinia Pia di Savoia. Nel 1630 concesse (notaio Masolo) agli agenti della famiglia Thiene il ricupero del Palazzo Thiene-Scandiano a Santo Stefano di Vicenza, venduto prima alli Co. Porto (vedi tomo CXXXII del mio archivio). Morì prima del 22 gennaio 1632. Vedi in atti del notaio Galleazzo Gorgo".

La persona che concede il recupero del palazzo e che muore nel 1632 non può essere Ottavio II Thiene, deceduto nel 1623, quindi il fatto può riferirsi alla moglie, Lavinia Pio di Savoia, oppure al nipote di quest’ultima, Ottavio, figlio di Leonora Thiene e di Lorenzo Macchiavelli.


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